Nucleare, in Giappone riparte il primo reattore dopo il disastro di Fukushima

Nucleare, in Giappone riparte il primo reattore dopo il disastro di Fukushima

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Sono passati quattro anni e cinque mesi dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima, che portò alla sospensione dell’attività produttiva di tutte le centrali nucleari del Giappone, ed ora nel Paese nipponico si riparte.

Martedì scorso è infatti stato riacceso il rettore n° 1 della centrale di Sendai, la prima che ha raggiunto gli standard di sicurezza che erano stati posti in essere dopo il disastro di Fukushima. E da venerdì inizia la produzione di questa centrale che appartiene alla Kyushu Electric Power. Nel mese di ottobre, poi, sarà riacceso anche il reattore 2 della stessa centrale. La stessa compagnia di distribuzione aveva annunciato passo passo l’effettuazione di tutte le verifiche richieste dai protocolli di sicurezza, compreso quelle sulle barre di combustibile.

Dopo l’esito positivo di tutti i controlli la riaccensione del reattore n° 1 e la produzione di energia elettrica, la cui distribuzione dovrebbe essere avviata nei primi giorni di settembre. Il Giappone possiede più di 40 reattori nucleari, ma tutti erano stati immediatamente spenti dopo il disastro di Fukushima, salvo quelli che dovevano essere smantellati poco dopo. Naturalmente la decisione della riaccensione ha provocato molte proteste da parte dei gruppi antinucleari, sia davanti alla centrale stessa, dove ha manifestato un gruppo di circa 200 persone, che nella capitale Tokyo, davanti alla casa del premier nipponico Shinzo Abe, sostenitore della riapertura, in sicurezza, degli impianti nucleari.

 

La centrale nucleare di Sendai, che si trova nella prefettura di Kagoshima, è la prima che ha soddisfatto i criteri di sicurezza, più stringenti, che sono stati messi a punto dalla nuova autorità energetica nipponica, la Nra, che non dipende più dal ministero dell’Industria, come l’ente precedente, ma direttamente dal ministero dell’Ambiente. Al momento del disastro di Fukushima, il governo del Giappone voleva abbandonare l’energia nucleare, mentre quello attuale, con a capo Shinzo Abe, intende far rinascere il settore, in quanto ritiene che l’utilizzo dell’atomo sia uno dei pilastri della politica energetica nipponica, che è stata messa in crisi anche dal costo dell’energia importata. Il governo punta molto sul fatto che le misure di sicurezza che sono state introdotte successivamente al disastro sono le più stringenti a livello mondiale e che la loro attuazione è costantemente monitorata da parte dell’ente di controllo.

Riguardo alla politica governativa sul nucleare, in Giappone sono stati eseguiti alcuni sondaggi ed il risultato sarebbe stato contrario al ritorno a questo tipo di energia. Contro la riattivazione delle centrali nucleari era stato presentato anche un ricorso legale; nella prefettura di Aichi nello scorso mese di aprile sarebbero dovuti tornare in funzione due reattori, ma la loro riaccensione è stata bloccata dalla decisione di un tribunale distrettuale e la centrale nucleare di Takahama è rimasta spenta. Il tribunale distrettuale ha infatti accolto l’ingiunzione che era stata portata avanti dagli abitanti della zona, che temevano per la propria sicurezza. Mentre il governo spinge per le riaperture degli impianti sicuri, a Fukushima, luogo della tragedia, resta ancora elevato il livello di radioattività, e le foreste rimangono ancora contaminate, con un pericolo ancora esistente quindi per i residenti della zona. Un esperto di Greenpeace ha dichiarato che non sarà possibile ancora per molti anni tornare a vivere nella zona di Fukushima, e che forse la decontaminazione completa sarà impossibile. Alcune foto, delle quali però non è garantita l’autenticità, mostrano delle margherite “mutanti” riprese non lontano dalla centrale di Fukushima, e le loro anomalie potrebbero essere causate dal livello di radioattività ancora presente nella zona.

Il team di BreakNotizie

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