In futuro non ci saranno più bambini down nel mondo?

In futuro non ci saranno più bambini down nel mondo?

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In Islanda sono diminuite drasticamente la nascite di bambini affetti da sindrome di Down. Il mondo seguirà il modello islandese? Si tratta di progresso della scienza o di scienza disumana?

La Cbs News ha condotto uno studio sulla sindrome di Down, soffermandosi su quanto sta avvenendo in particolare in Islanda, dove si sta arrivando ad una drastica diminuzione dei casi di bambini down: basti pensare che su una popolazione di 330 mila abitanti, solo due o tre nascituri hanno questa sindrome.

Il medico islandese Peter McParland ha spiegato che le nascite di bambini down sono notevolmente diminuite, perché è stata perfezionata la diagnosi prenatale. Ovvero per le donne incinta che, tramite gli screening fetali, scoprono la sindrome di Down nel feto, è possibile interrompere la gravidanza. E l’aborto è consentito fino a 16 settimane dalla scoperta. Ha inoltre reso noto come, la stragrande maggioranza delle donne islandesi, abbia deciso appunto di ricorrere all’aborto volontario, dopo aver scoperto che il nascituro era affetto da tale sindrome.

Il servizio della Cbs News ha provocato subito una serie di reazioni e polemiche. Si è parlato ad esempio di Eugenetica. C’è chi ha affermato che i test per la diagnosi prenatale sono controproducenti. E c’è chi ha sintetizzato la faccenda, dicendo che il mondo vuole eliminare i bambini down. La situazione è molto più complessa ovviamente, anche se da molti viene strumentalizzata per demonizzare gli screening prenatale. Non è un mistero, infatti, che la Chiesa cattolica ritenga non morale l’utilizzo di questi screening. E ciò soprattutto quando contemplano la possibilità di un aborto a seguito dei loro risultati. Altre voci tendono invece a sottolineare la pericolosità di questi test che, con il loro essere invasivi, potrebbero addirittura portare a degli aborti spontanei.

In realtà, per quanto riguarda i test di diagnosi prenatale, ci sono due categorie: quelli invasivi e quelli non invasivi. I secondi sono sicuri, sia per la donna che per il feto, tanto che consistono ad esempio in un’innocua ecografia per misurare la translucenza del feto o in un semplice prelievo di sangue per analizzare dei parametri specifici. Inoltre, chi è a favore degli screening, ha messo in evidenza quanto i test da soli non vogliano fornire un suggerimento alle donne in gravidanza e alle coppie che si sentono diagnosticata la sindrome di Down del feto.

Ci sarà dunque un mondo senza bambini down? In questi termini la domanda è mal posta. Si può dire che, certamente, grazie alla diagnosi prenatale, le future mamme saranno molto più informate e consapevoli. E inoltre, a fronte dei test, la decisione se far venire alla luce o meno bambini down rimane una scelta personale. Per questo è fondamentale che, parallelamente ai test, sia previsto il supporto psicologico necessario e l’informazione accurata sulla malattia.

Il Team di Breaknotizie

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