Noi, siamo i ragazzi di oggi, noi

Noi, siamo i ragazzi di oggi, noi

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Noi, siamo i ragazzi di oggi, noi con tutto il mondo davanti a noi, viviamo nel sogno di poi. Così cantava Luis Miguel nel 1985. A vent’anni di distanza potrebbe essere l’inno ufficiale delle nuove generazioni, quelle che nei telegiornali e nei quotidiani nazionali descrivono ogni giorno come spiantati, senza lavoro e senza futuro.

È vero, il futuro che abbiamo davanti non è mai sembrato così incerto, ma tutto questo pessimismo e questa scarsa fiducia in chi dovrebbe poter cambiare le cose, cioè i ragazzi, non porteranno a niente di buono. I primi a dover credere in se stessi sono proprio i più giovani, ma l’Italia non è un Paese che aiuta da questo punto di vista.

Disoccupazione e precariato la fanno da padrone. Vivere con i propri genitori a trent’anni non sempre è una scelta voluta. Non sono i mammoni che un certo ministro qualche anno fa apostrofò ai microfoni televisivi, senza riflettere sulle condizioni economiche penose in cui versa il Paese. Senza uno stipendio decente e certo a fine mese o, peggio ancora, senza un lavoro come è possibile anche solo pensare di salutare mamma e papà e cercarsi un posto proprio. Non è la volontà che manca, sono le risorse.

Sono circa 12 milioni i cittadini residenti in Italia tra i 19 e i 35 anni. Dovrebbero rappresentare la risorsa che il Bel Paese utilizza per risalire la china, per risollevare le proprie sorti. E invece la maggior parte di loro vive in condizioni più che precarie. I più fortunati (magari con le spalle coperte dai soldi di papà) sono riusciti ad avviare un’impresa e non è detto che sia tutto rose e fiori. Poi ci sono quei pochi che sono riusciti a farsi assumere a tempo indeterminato dallo Stato, il famoso posto fisso alle Poste. Infine c’è chi, forse più intelligentemente degli altri, ha scelto di abbandonare la nave che affonda e farsi accogliere su una nave più solida e ben ancorata. Sono i famosi cervelli fuggiti all’estero.

Ma la stragrande maggioranza che in Italia ci vive, è costretta a destreggiarsi tra un lavoretto in nero e l’altro. E quando un contratto c’è al massimo è uno di quei contratti a progetto che nemmeno chi l’ha inventato ha ancora capito come funziona. Quei pochi contributi che versano al massimo serviranno a pagare la pensione di papà e mamma, ma di certo nessuno di loro vedrà mai un centesimo. Farebbero prima a mettere i soldi nel porcellino salvadanaio di quand’erano bambini.

Non c’è da meravigliarsi se negli zaini degli adolescenti si trovano pochi oggetti utili per la sopravvivenza nella moda del momento. Lo smartphone non può mancare. È uno strumento fondamentale per poter comunicare da una panchina all’altra dello stesso parco. Poi c’è la piastra, quella per capelli, che è un accessorio indispensabile per i maschietti emo (che dovrebbe essere l’abbreviazione di emotional, o qualcosa di simile). Se chiedi loro cosa vogliono fare da grandi, con molta probabilità risponderanno il tronista di Maria De Filippi o il figo del Grande Fratello.

Non possiamo prendercela con loro, però. Il Paese in cui vivono non offre prospettive valide. Spesso vivono in famiglie in cui i genitori sono costretti a fare più lavori durante tutto il giorno e non trovano il tempo per essere una guida per i propri figli. Bisogna ridare un futuro vero a questi ragazzi.

Il team di BreakNotizie

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