New York Times: senza Assad lo Stato Islamico sarebbe ancora più forte

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L’intervento degli Stati Uniti d’America in Siria sta mettendo in discussione gli equilibri internazionali.

Ma quali sono le reali motivazioni che hanno spinto Washington ad autorizzare l’operazione in Siria? Stando ad un reportage pubblicato recentemente sul New York Times, pare che l’operazione sia finalizzata esclusivamente a combattere lo Stato Islamico e che, dunque, non abbia alle spalle nessuna strategia occulta. Il fatto è che, secondo il New York Times, un eventuale rovesciamento della dittatura di Bashar Al Assad provocherebbe conseguenze a dir poco catastrofiche. In primo luogo, ad esempio, scatenerebbe un immediato conflitto sia con la Russia di Vladimir Putin che con l’Iran. Proprio questi due Stati, infatti, stanno aiutando militarmente Bashar Al Assad e, dunque, non accetterebbero di buon grado un suo rovesciamento. Inoltre, qualora gli USA riuscissero a spodestare Assad, a guadagnarci sarebbe solo l’ISIS che non avrebbe più nemici sul territorio siriano. Una cosa è certa: a Washington non tutti sono favorevoli all’operazione in Siria e, soprattutto, non hanno accolto di buon grado l’idea di chiudere i cieli siriani.

La questione su cui il New York Times ha posto attenzione, però, riguarda i fondamenti giuridici dell’intervento in Siria. Tale intervento, infatti, va avanti da più di un anno e non è stata in alcun modo motivata sul piano giuridico. Il Congresso, quindi, prima di mettere in atto nuove offensive finalizzate a spodestare Bashar Al Assad, dovrebbe riflettere in merito al fatto che l’operazione messa in atto non ha una base legale. A questo punto, è lecito fare una breve ma necessaria digressione in merito alla posizione russa. Vladimir Putin ha deciso di intervenire in Siria per impedire ai ribelli dell’ISIS di avanzare e di raggiungere Damasco. Prima di autorizzare l’operazione, Putin aveva chiesto all’America di dare forma ad un’operazione congiunta in grado di colpire lo Stato Islamico su più fronti e, quindi, riportare la pace in Siria. Da Washington, però, le condizioni sono state chiare: l’America sarebbe stata al fianco della Russia solo a seguito di una formale ritirata di Bashar Al Assad. Senza alcun dubbio, quella di Vladimir Putin era una strategia finalizzata a mettere in evidenza le priorità degli Stati Uniti che hanno anteposto il rovesciamento del Governo di Assad alla guerra all’ISIS.

Il New York Times ha addirittura fatto un passo avanti asserendo che, indipendentemente dalle priorità di Washington, l’operazione in Siria non ha un fondamento giuridico e, quindi, deve essere interamente messa in discussione. A questo punto, è estremamente necessario fare presente che proprio il Presidente Vladimir Putin ha palesato dubbi in merito al fatto che gli Stati Uniti abbiano la reale intenzione di sconfiggere l’ISIS. Che l’operazione in Siria sia finalizzata solo a spodestare Assad ed accaparrarsi il potere della zona come accaduto in precedenza con l’Afghanistan e l’Iraq? Probabile. In ogni caso, è fondamentale che l’amministrazione di Barack Obama chiarisca le sue intenzioni e dia prova del fatto che l’operazione in Siria è finalizzata solo ed esclusivamente a riportare la pace in Medio Oriente, a dare battaglia ai ribelli dello Stato Islamico e non a rovesciare il Governo di Damasco.

Il team di BreakNotizie