Nella guerra tra Arabia Saudita ed Iran spunta anche uno sconto sul petrolio da parte di Ryad

Nella guerra tra Arabia Saudita ed Iran spunta anche uno sconto sul petrolio da parte di Ryad

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Nei primi giorni del 2016 è scoppiata la crisi tra Arabia Saudita ed Iran, che ha portato a tensioni sia politiche che diplomatiche tra i due Paesi del Medioriente. Dopo che l’Arabia Saudita ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran, c’è stata una successiva mossa, questa volta sul piano economico, che rischia di complicare maggiormente la situazione attuale.

La compagnia petrolifera della monarchia Saudita, la Saudi Aramco, ha infatti annunciato che dall’inizio del mese di febbraio, gli Stati del Nord Europa e quelli dell’area del Mediterraneo beneficieranno di uno sconto sul prezzo del barile di petrolio pari a 60 centesimi. Una mossa che viene attuata proprio in concomitanza con la fine dell’embargo nei confronti dell’Iran da parte dell’Unione Europea. La possibilità di tornare ad importare petrolio dall’Iran si scontrerà dunque con il prezzo più favorevole praticato dalla Saudi Aramco e rischia quindi di sabotare quella che l’Iran pensava potesse essere una delle fonti più importanti per la ripresa della propria economia.

La notizia di questo sconto da parte di Saudi Aramco, è stata comunicata da un quotidiano statunitense, il Wall Street Journal, ed anche gli analisti del famoso quotidiano USA sono d’accordo sul ritenere questa mossa una specie di “sabotaggio”, è destinata a dare un colpo pesante all’economia iraniana. Certamente, secondo gli analisti, la concessione di questo sconto determinerà una guerra furibonda sul mercato del petrolio destinato ai Paesi della Ue, e l’Iran, che aveva trovato da poco un accordo sul nucleare, potrebbe quindi avere i benefici attesi dalla fine dell’embargo.

Il quotidiano statunitense entra anche nel dettaglio, e ricorda che Italia e Spagna, prima che fosse instaurato l’embargo, dipendevano dall’Iran per le loro importazioni di petrolio, nella misura del 13 e del 16% rispettivamente. Numeri importanti, che dopo l’embargo sono emigrati verso altri mercati, primi tra tutti quelli sauditi e russi. L’Arabia Saudita, che sta anche lei soffrendo, come tutti i Paesi produttori di petrolio, il momento difficile con il calo delle quotazioni internazionali dell’oro nero, teme quindi che un ingresso sul mercato in modo massiccio del temibile concorrente iraniano, faccia calare ancora di più gli introiti. Una ragione, quella economica, che si aggiunge quindi a quella prettamente religiosa nel conflitto tra i due paesi.

Questi contrasti di tipo religioso, hanno visto aumentare il loro livello dopo che in Arabia saudita era stato ucciso Nimr al-Nimr, un religioso sciita. Il Wall Street Journal, ha riportato anche le parole del presidente degli esportatori di petrolio iraniani, Hamid Hosseini, secondo cui è da prevedere una maggiore competizione tra i due Paesi esportatori dopo le tensioni politiche dei giorni scorsi, ma nello stesso tempo ha fatto sapere che l’Iran non si tirerà indietro nella competizione, offrendo ai Paesi importatori delle condizioni migliori riguardo al credito, e potrebbe anche arrivare una proposta di “baratto” dell’oro nero con altri beni.

I prezzi del petrolio per le diverse aree del mondo vengono fissati da Saudi Aramco su base mensile; la decisione avviene in base a molti fattori tra i quali sicuramente anche il quantitativo della “domanda”, ed in questo caso ha disposto che al prezzo del suo prodotto denominato “light crude” sia applicato uno sconto di 60 centesimi per ogni barile, se destinato ai Paesi del Nord Europa o a 20 paesi dell’area del Mediterraneo. Nello stesso momento, il prezzo subirà un aumento di 0,6 dollari se venduto a Paesi asiatici e resterà invariato nei confronti degli Stati Uniti.

 

Il team di BreakNotizie

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