Musica: la storia di Bob Dylan

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Robert Allen Zimmerman (vero nome di Bob Dylan) è nato a Duluth, nel Minnesota, il 24 maggio del 1941 da una famiglia di origine ebraica proveniente dall’Europa dell’Est.

Appassionato di musica fin da ragazzino, forma la sua prima band rock alle superiori. E’ nel periodo universitario, a Minneapolis, che Dylan si innamora della musica folk acustica, strumento più adatto per trasmettere contenuti impegnati di carattere sociale.
Proprio in quel periodo, cambia il suo nome in Bob Dylan.
Nel 1961 Dylan si esibisce in molte occasioni, club e trasmissioni radiofoniche, attirando l’interesse della Columbia Records che gli consente di registrare il suo primo album, Bob Dylan.
E’ con il secondo album, The freewheelin’ Bob Dylan del 1963, che Dylan comincia ad essere identificato popolarmente come un autore di canzoni di protesta legate all’attualità di quei giorni. Una delle più belle canzoni dell’album, Blowin’ in the wind, diventa un manifesto degli anni ’60 e trasforma questo ragazzo di soli 22 anni in un autentico profeta di un’intera generazione, la stessa generazione che si prepara a fare il ’68.


Anche le altre tracce del disco, come A hard rain’s gonna fall e It’s All Right, testimoniano la sua eccezionale bravura nel padroneggiare generi come la ballata, il blues e il folk e introducono per la prima volta nella musica moderna la tecnica del flusso di coscienza attirando l’ammirazione di musicisti, pubblico e critica. La voce arrugginita dell’artista, il suono melanconico dell’armonica con cui si accompagna, i testi amari che raccontano la lotta quotidiana per la conquista dei diritti civili e le tensioni provocate dalla guerra fredda e dal conflitto in Vietnam rendono ogni sua esibizione unica per intensità e potenza, dando vita a un nuovo stile musicale, il folk-rock.


Nel 1964, con Another side of Bob Dylan e ancor più nel 1965 con Bringing it all back home, Dylan comincia a prendere le distanze dal folk e ad abbracciare il rock elettrico, arricchendo i suoi testi con metafore e allusioni letterarie. Con l’album Highway 61 revisited del 1965 il cantautore indovina uno dei suoi maggiori successi, il singolo Like a rolling stone, che lo porta alla ribalta. L’album successivo, Blonde on blonde, del ’66, è il primo doppio album mai pubblicato nella storia del rock.


Proprio nello stesso anno, Bob Dylan rimane coinvolto in un incidente stradale gravissimo dal quale esce con una visione della vita più spirituale che si manifesta nell’album John Wesley Harding del 1969.
Tra gli anni ’70 e ’80 la sua attività dal vivo si fa intensissima e la produzione discografica lo vede alternare momenti intimisti a momenti più country rock.


Ormai vero e proprio mito vivente, nel 1991 riceve il premio Polart Music Prize; nel 1992 gli viene dedicato un grandioso concerto al Madison Square Garden di New York, trasmesso in mondovisione. Nel 1997 canta per Giovanni Paolo II; nel 2001 riceve l’Oscar per la canzone Things have changed, colonna sonora di Wonder Boys; nel 2009 riceve la National Medal of Arts e viene inserito al 2° posto nella lista dei migliori 100 artisti del secolo dalla rivista Rolling Stone.

Il team di BreakNotizie