Morto Stanislav Evgrafovich Petrov, l’uomo del “bottone rosso”

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Era sconosciuto ai più Stanislav Petrov, ma la sua decisione, nel 1983, di non premere il “bottone rosso”, evitò un conflitto nucleare che avrebbe potuto avere conseguenze pesanti per tutta la popolazione.

Soleva dire di essere stato “l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto“, Stanislav Evgrafovich Petrov, che 34 anni orsono evitò che il mondo cadesse nella 3a guerra mondiale, che avrebbe certamente causato gravi conseguenze visto il possibile utilizzo delle armi atomiche. La sua morte è avvenuta a maggio in Russia, nella sua casa di Frjazino dove viveva dimenticato da tutti, e probabilmente sarebbe rimasta sconosciuta.

La possibile escalation nucleare, dovuta alle azioni ed alle minacce del dittatore coreano, ha portato la stampa a cercarlo per parlare, nell’anniversario della sua scelta il 26 settembre, di quello che avvenne e della sua decisione, scoprendo la sua morte, avvenuta mesi prima. Petrov, che nel 1983 era di servizio nel bunker “Serpukhov 15“, uno della serie di posti di controllo delle attività statunitensi in quegli anni della “guerra fredda”, faceva parte del turno di notte.

L’atmosfera internazionale non era delle migliori, con le dichiarazioni del presidente Reagan contro l’Unione Sovietica. Il leader USA infatti aveva parlato di “impero del male” riferendosi ai sovietici, guidati in quel momento storico da Jurij Andropov. Anche il leader sovietico dal canto suo, in una dichiarazione di alcuni mesi prima aveva indicato che il confronto tra l’est e l’ovest si stava acuendo in un modo senza precedenti.

L’Unione Sovietica in quel momento, stava spendendo una montagna di denaro per rafforzare i suoi armamenti, mentre la Nato, sotto la spinta statunitense, stava portando avanti delle esercitazioni militari, con l’operazione in codice “Able Archer 83”, nella quale venivano simulate le azioni da intraprendere in caso di conflitto nucleare.

A questo si era aggiunto, soltanto 25 giorni prima, il grave incidente internazionale, con un aereo della Corea del Sud, che era stato abbattuto da un caccia sovietico, con la tragica conseguenza di 269 morti. L’aereo della Korean Air Lines, secondo i sovietici si trovava in una zona militare proibita al traffico aereo, sulla Kamchakta.

La notte, come tante altre trascorreva senza problemi, ed il compito di Petrov, monitorare l’attività missilistica USA, tramite il Krokus, nome in codice di un “cervellone”, sembrava di routine. Un compito per il quale servivano nervi saldi per reagire ad un eventuale attacco nemico e che poteva portare a premere il “bottone rosso“, che avrebbe scatenato la reazione sovietica.

Quella notte, per un errore, Krokus segnalò che dagli Stati Uniti era stato lanciato un missile diretto verso l’Unione Sovietica. La reazione di Petrov fu quella di temporeggiare, pensando che gli USA non avrebbero certamente lanciato un solo missile se volevano attaccare. Una decisione che iniziò a vacillare poco dopo, quando furono segnalati altri 4 lanci di missili, e Petrov attese che arrivassero delle conferme anche dai radar, assumendosi una pesante responsabilità, che successivamente si rivelò la scelta giusta.

In seguito venne fatta chiarezza sull’episodio e venne scoperto che il segnale emesso da Krokus era dovuto ad un fenomeno atmosferico molto particolare, ma di questo, come della decisione di Petrov non se ne parlò per anni, e solo negli anni 90 fu menzionato in un memoriale redatto da uno dei suoi superiori, il generale Votintsev.

Il Team di BreakNotizie