Morto l’unico sopravvissuto all’eccidio di Fondotoce: Carlo Suzzi, conosciuto come “Quarantatré”

Morto l’unico sopravvissuto all’eccidio di Fondotoce: Carlo Suzzi, conosciuto come “Quarantatré”

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Fu l’unico a salvarsi il 20 giugno del 1944 dal plotone di esecuzione nazista: muore un simbolo della Resistenza italiana, ma non la sua memoria.

È venuto a mancare all’età di 91 anni il partigiano Carlo Suzzi, l’unico superstite dell’eccidio di Fondotoce. Si era guadagnato l’appellativo di “Quarantatré”, poiché fu il solo fra i 43 compagni a salvarsi dalla rappresaglia nazista del lontano 20 giugno 1944, avvenuta nella frazione di Verbania. Suzzi all’epoca aveva appena 17 anni e riuscì a scampare all’esecuzione poiché il plotone tedesco, dopo avergli sparato, lo credette morto e lo lasciò riverso sugli altri cadaveri.

I partigiani erano stati catturati durante il rastrellamento della Val Grande, che aveva avuto inizio l’11 giugno 1944. Appartenevano tutti alla formazione “Valdossola” di Dionigi Superti, obiettivo principale del rastrellamento. Vennero trucidati col fine di vendicare la cattura degli oltre 40 fascisti del presidio di Fondotoce il 30 maggio precedente ad opera della squadra di partigiani capeggiati da Mario Muneghina. In seguito alla cattura i partigiani erano stati condotti alla sede del comando tedesco di Malesco, dove vennero interrogati e sottoposti ad ogni genere di tortura.

Corteo dei partigiani avviati alla fucilazione.

Come raccontava lo stesso Suzzi erano tutti molto giovani, e vennero rinchiusi in una cantina: “Si trattava di una stanza di sei metri per cinque circa, umida e oscura, che prendeva luce da un finestrino basso e largo, dotato di inferriate. Al centro c’era una lanterna. Da un lato c’era una vasca di acqua ghiacciata e dall’altro una di acqua bollente dove immergevano a capriccio qualcuno di noi, per altri il supplizio inflitto era maggiore. Gli fissavano le mani con i morsetti su un tavolaccio. Poi gli conficcavano degli uncini legati a strisce di cuoio alla base delle unghie. E tiravano lentamente fino a strapparle. In quei momenti mi pareva di sognare. Non credevo che sarebbe toccato anche a me”.

Dopo averli torturati e costretti a marciare in corteo con un cartello recante la scritta “Sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i Banditi?“, i partigiani arrivarono da Intra sul luogo scelto per la fucilazione, nei pressi del canale che congiunge il lago di Mergozzo al Lago Maggiore. “Erano circa le sei di un pomeriggio afoso […] Dodici tedeschi si schierarono in piedi e altri dodici in ginocchio. Erano armati di fucili Mauser. Fecero alzare i primi tre partigiani e li discostarono dal plotone. I tre si strinsero. Sentii gridare: “Facciamo vedere come sappiamo morire. Viva l’Italia”. Poi una scarica ed i tre corpi caddero in direzioni diverse. Venne la volta degli altri tre. La scena si ripeteva, con ritmo allucinante. I tedeschi compivano l’operazione come se fossero ad un mattatoio, e i partigiani non avevano gesti di ribellione, preoccupati soltanto di morire con dignità”. Suzzi, creduto morto, venne accatastato insieme ai cadaveri dei suoi compagni.

Carlo Suzzi con un gruppo di compagni partigiani del Valdossola sul lungolago di Mergozzo. Settembre 1944.

Soccorso e curato dagli abitanti del luogo, una volta ristabilitosi, decise di tornare con i partigiani della Divisione Valdossola, battendosi insieme a loro sino al giorno della Liberazione in veste di caposquadra, col nome di battaglia Quarantatré. Negli anni Settanta si trasferì in Thailandia e lì è poi rimasto sino alla morte. Sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua esistenza lontano dall’Italia, la sua figura e ciò che egli rappresenta non sono mai stati dimenticati, così come i martiri di Fondotoce. La strage presenta a tutt’oggi ancora delle zone d’ombra: quattordici delle 42 vittime non sono mai state identificate, tantomeno si è riusciti a riconoscere ufficialmente gli esecutori materiali della rappresaglia di quel tragico giorno. In seguito alla Liberazione, Fondotoce è divenuto un luogo di Memoria e simbolo forte della Resistenza di tutto il Piemonte.

Il Team di Breaknotizie

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