Morire di lavoro: lo sfruttamento minorile nelle miniere di cobalto

Morire di lavoro: lo sfruttamento minorile nelle miniere di cobalto

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Le miniere di cobalto e i lavoratori bambini: il rapporto dell’Amnesty International nella lotta per i diritti umani

Passo praticamente 24 ore nei tunnel. Arrivo presto la mattina e vado via la mattina dopo. Riposo dentro i tunnel. La mia madre adottiva voleva mandarmi a scuola, mio padre adottivo invece ha deciso di mandarmi nelle miniere di cobalto”. Questa è la testimonianza di Paul, fornita alla Amnesty International nella Repubblica democratica del Congo. Dall’età di 12 anni lavora come minatore ed ha i polmoni a pezzi

Secondo L’UNICEF, sono almeno 40 mila i bambini che vengono sfruttati nelle miniere. Solo nell’ultimo anno, nel sud del Congo ne sono morti 80 e ci si chiede perché le aziende multinazionali non sappiano dove e in che modo arrivi il materiale da lavoro. L’Amnesty international, organizzazione che combatte contro le ingiustizie e difende i diritti umani, ha stilato un rapporto “This is what we die for” (Ecco per che cosa moriamo) che ricostruisce il percorso del cobalto: dalle miniere del Congo sino alle aziende multinazionali che producono batterie per cellulari e televisori.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, ha dichiarato tuttavia che quando è stato chiesto alle multinazionali da dove provenisse il cobalto utilizzato nei loro prodotti, molte hanno fornito risposte vaghe, hanno negato che il loro cobalto fosse il risultato del lavoro minorile e solo una ha ammesso la relazione. 

Le testimonianze però ci sono, come quella di Paul o di François, un padre che lavora nelle miniere insieme al figlio tredicenne. Pur di riuscire a pagare la retta della scuola o il cibo, sono disposti a lavorare in queste condizioni. Sarebbe opportuno dunque che le aziende seguissero “gli standard internazionali dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, ndr) e dell’Onu che richiedono di fare ricerche lungo la filiera e di adottare rimedi nel caso si verifichino violazioni dei diritti umani”.

“Dobbiamo lavorare in questo modo, perché non c’è alcun altro lavoro. Dateci un lavoro e noi ci prenderemo meglio cura dei nostri figli”.

 

Il Team di Breaknotizie

(Silvia Rosiello)

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