Milano: sale il numero delle cause intentate alle banche

Milano: sale il numero delle cause intentate alle banche

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Dopo i recenti scandali che hanno visto come protagonista la banca Etruria, che con il suo fallimento ha mandato in rovina molti dei suoi correntisti ma salvandone misteriosamente altri (i più facoltosi), il numero di procedimenti penali a carico degli istituti bancari è cresciuto notevolmente a Milano.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata proprio la truffa agli azionisti delle quattro principali banche fallite ma in seguito salvate con i bail in. Da quel momento in poi, nella città milanese, che rappresenta il simbolo economico del Paese, si è avuto un notevole incremento delle denunce effettuate verso gli istituti di credito e le società di intermediazione finanziaria. I dati e le indiscrezioni vengono confermate dal vicario della Corte d’Appello Marta Chiara Malacarne, la quale li ha citati durante un discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario.

Attualmente, il vicario ha informato che sono presenti 57 procedimenti in via di definizione e che riguardano le gravose situazioni, molto attuali, dei cittadini che da privati risparmiatori o investitori, chiedono giustizia circa i loro risparmi persi per responsabilità delle banche di riferimento. Il problema di fondo, inoltre, abbraccia anche un altro importante fattore: l’inadeguatezza nella preparazione di chi ha consigliato gli investimenti sia per l’importanza delle azioni proposte e sia per il rischio che era abbinato ad esse e che non è stato mai chiaramente esposto al risparmiatore.

Un altro grave fattore che ha fatto in modo che la situazione degenerasse e che è venuto alla luce solo recentemente, è che le operazioni sottoscritte dai privati cittadini, quando venivano illustrate dai consulenti, non venivano presentate per ciò che realmente erano: un sistema in cui non era presente un rischio equamente distribuito tra investitore e istituto di credito ma, al contrario, esso era completamente a carico di chi investiva. Quest’ultimo dettaglio si profila come un difetto di causa in ipotesi di contratti derivati e rappresenta una delle tante motivazioni che hanno fatto in modo che i piccoli investitori perdessero praticamente tutti i loro risparmi.

Quello su cui sta indagando la magistratura, inoltre, è lo scandalo riguardante personaggi influenti e particolarmente benestanti, i quali, poche ore prima dei fallimenti ufficiali, ritirarono cifre estremamente ingenti dai loro conti, chiudendoli e salvandosi dalla perdita dei loro averi. Si deve far luce su chi li ha informati di ciò che stava per succedere e su come sia potuta accadere una cosa del genere. Infatti, è anche in virtù della chiusura di questi illustri conti che le principali banche andate in fallimento (come per esempio la Banca Etruria), non hanno avuto la liquidità necessaria per rimborsare i propri cittadini i quali, invece, sono stati spinti (si pensa in modo truffaldino) a investire in azioni e prodotti altamente rischiosi, in cui la banca non correva alcun pericolo.

Il meccanismo del bail in consiste nel salvataggio delle banche non più con un coinvolgimento diretto dello Stato, ma tramite i soldi investiti da clienti, azionisti e obbligazionisti. Tale meccanismo, votato all’unanimità dal Parlamento Europeo, in teoria prevede che ci sia una valida copertura organica e che anche le situazioni di crisi possano essere gestite grazie ad una corretta patrimonializzazione delle banche ma, evidentemente, qualcosa è andato storto. Sfruttando la presenza di una clausola presente nella legge del bail in, l’Italia ne chiederà la revisione entro il 2018 per apportare le modifiche necessarie a renderla più equa.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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