Migranti siriani nell’industria automobilistica tedesca. Altruismo o strategia economica?

Migranti siriani nell’industria automobilistica tedesca. Altruismo o strategia economica?

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Alcuni paesi europei quali la Germania, in queste settimane in cui i flussi migratori hanno raggiunto livelli storici, hanno accolto migliaia e migliaia di persone, provenienti principalmente dalla Siria.

Il paese tedesco è certamente tra i più ambiti dai migranti che, in questi giorni, hanno affrontato un interminabile viaggio in cerca di una vita migliore: è cosa nota, infatti, che la Germania goda di una grande floridità economica, e che offra una grande quantità di posti di lavoro.
Ma che cosa c’è sotto questa strategia? Si tratta davvero di solidarietà nei confronti di queste persone poco fortunate, oppure c’è sotto dell’altro?
La cancelliera Angela Merkel, in occasione dell’inaugurazione del Salone dell’Auto di Francoforte tenutasi nei giorni scorsi, ha fatto una dichiarazione che sembrerebbe ispirata a principi di filantropia e di inclusione sociale; in molti, tuttavia, hanno intravisto in queste affermazioni la possibilità che celino una strategia politico-economica ben precisa.

Angela Merkel, in sostanza, ha rivolto un vero e proprio appello ai produttori di automobili: la Germania, si sa, rappresenta un’eccellenza a livello mondiale per quanto riguarda l’industria automobilistica, per tale motivo questo tipo di attività produttiva potrebbe rappresentare un ottimo risvolto lavorativo per i siriani che sono appena riusciti ad abbandonare la loro nazione.
“So già che lo fate e lo farete”: così si è espressa la Merkel rivolgendosi ai grossi gruppi industriali operanti nel settore, ma, come si diceva in precedenza, si tratta realmente di un sano desiderio di offrire un’opportunità a queste persone, oppure di un’idea di garantire a queste imprese una grande quantità di manodopera a basso costo?

A livello di retribuzioni e di solidità del posto di lavoro, la Germania rappresenta un vero modello in Europa: lo stipendio medio di un operaio tedesco è almeno doppio rispetto all’Italia, allo stesso tempo queste grandi industrie che esportano in tutto il mondo trattano molto bene i propri dipendenti, con premi aziendali e numerosi altri benefit.
Non sarà mica che queste migrazioni di massa rappresenteranno un’inversione di tendenza? Potrebbe realmente essere che questa forza lavoro, professionalmente valida e con pretese economiche estremamente basse, consentirà alle industrie automobilistiche tedesche di ridurre i costi in modo importante?

Secondo molti, questa chiave di lettura è tutt’altro che improbabile, anche in considerazione del fatto che, proprio pochi giorni addietro, il Presidente delle Piccole Medie Imprese della Repubbica Ceca ha pronunciato una frase alquanto equivoca, affermando che gli immigrati sono degli ottimi lavoratori in quanto non vogliono tenersi il posto.
La Confindustria ceca, proprio negli scorsi giorni, si è detta pronta ad assumere immediatamente ben 5.000 profughi.
Anche in questo caso, ovviamente, la domanda è legittima: si tratta di altruismo o di desiderio di effettuare un netto taglio ai costi del lavoro?

Una risposta, probabilmente, sarà possibile averla a breve; la sensazione, tuttavia, è che questi flussi migratori senza precedenti potrebbero rivelarsi quantomai funzionali per le più solide realtà economiche europee, e potrebbero implicare un ulteriore ribasso retributivo nell’ambito di una strategia capitalistica ad ampio raggio.

Il team di BreakNotizie

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