La metà dei minori stranieri arrivati in Italia nel 2015 è scomparsa

La metà dei minori stranieri arrivati in Italia nel 2015 è scomparsa

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Uno degli aspetti più inquietanti della “tratta” dei migranti, è quello che riguarda i minori che arrivano nel nostro Paese; secondo i dati disponibili, almeno uno su due scompare. Molti di loro scappano, ma tanti sono anche quelli che finiscono nelle mani di sfruttatori senza scrupoli e in alcuni casi entrano a far parte della criminalità.

Gli ultimi dati che sono stati diramati riguardano i mesi da gennaio a novembre scorso e parlano di 10.952 minori non accompagnati arrivati in Italia nell’arco di questi undici mesi. Più della metà di questi, esattamente 5.902, sono al momento irreperibili. Un dossier preparato dalla Caritas informa che i minori di origine afgana o eritrea cercano di ottenere asilo nei Paesi del Nord Europa, ma che altri, tra i quali 1200 di origine egiziana, sono invece divenuti “merce” per traffici innominabili. Inoltre le adolescenti vengono molto spesso avviate alla prostituzione.

La loro situazione è ben conosciuta, al momento del loro arrivo in Italia sono soli, e si nascondono in mezzo ad altre centinaia di migranti disperati, portati nel nostro Paese dalle “carrette del mare”, che quasi tutti i giorni scaricano i profughi sulle nostre coste. La loro età è compresa in un range dai sei ai diciassette anni, e nella quasi totalità dei casi, oltre a non viaggiare insieme con uno o entrambi i genitori, non hanno nemmeno un documento che ne attesti l’identità.
Inoltre non parlano inglese e tantomeno italiano e quindi la loro identificazione si basa solo sulle loro dichiarazioni spontanee, spesso incomplete, ed è in base a questi dati che i minori sono poi assegnati ai vari centri che si occupano dell’accoglienza. Dopo qualche tempo iniziano le sparizioni e nessuno si occupa di cercarli, così che si possono tranquillamente volatilizzare, finendo in un “buco nero”.

La sparizione avviene di punto in bianco, con una mancata risposta all’appello. In molti casi questi minori, come ha spiegato il prefetto Mario Morcone, arrivano forniti di un numero di telefono, quello dello “zio” o di un altro parente, a cui devono rivolgersi, e per impedire loro di andare via si dovrebbero usare dei metodi coercitivi. Il prefetto Morcone ha parlato davanti alla commissione parlamentare che si occupa dell’inchiesta che riguarda i centri di accoglienza, spiegando che i minori sono fermamente convinti che lo “zio” o i parenti saranno in grado di fare il meglio per loro.

Dall’inizio del 2015 il Viminale si occupa anche della gestione dei minori che raggiungono il nostro Paese non accompagnati. Le strutture autorizzate per la loro accoglienza, situate tutte nel Sud dell’Italia, sono dieci, e per ogni minore che è assegnato, percepiscono un’indennità di 45 euro giornalieri. Ma anche questa soluzione non è servita a eliminare il problema delle fughe; i minori sono, infatti, ospiti e non detenuti nei vari centri, e la vigilanza sui loro movimenti è scarsa, e quindi se mancano all’appello per il ranzo o per la cena, diventano subito irreperibili, andando a ingrossare le fila degli elenchi del Ministero.

La molla della fuga in moltissimi casi va ricercata proprio nella speranza di raggiungere i familiari che si trovano in Italia, ma anche in altri Paesi europei. Nella maggior parte però non ci riescono e finiscono per trovarsi coinvolti in situazioni difficili.

Organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione e della criminalità attirano molto spesso questi minori, sfruttando anche le norme che prevedono che un minore non possa essere espulso, per assicurarsi della “manovalanza” a bassissimo prezzo. Nel caso di molte ragazzine tra i sedici e i diciassette anni che arrivano dai Paesi dell’Est Europa, la fine è quasi sempre la prostituzione, come anche nei casi di ragazzine nigeriane. Sono attirate nelle grandi città del Nord e avviate al mestiere “più antico” del mondo.

 

Il team di BreakNotizie

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