Messina: Comune a rischio fallimento per la maxi cartella esattoriale

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E’ di 29 milioni di euro la cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate che il Comune di Messina si è vista recapitare presso il Palazzo Zanca: una cifra astronomica che potrà segnare il destino della città nel lungo periodo e che potrà essere responsabile del suo imminente fallimento economico.

La cartella esattoriale milionaria, che richiede la pignorabilità dei beni comunali fino a copertura dell’intera somma, è la conseguenza dei debiti contratti nel corso degli anni da Messinambiente, la società partecipata dal Comune di Messina responsabile della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. I debiti della società si stimano contratti nei confronti dello Stato e di altri creditori pubblici e privati. Oggi, con la consegna della cartella esattoriale, l’Agenzia delle Entrate intende appropriarsi del patrimonio del Comune al fine di bandire un’asta pubblica per il recupero dei crediti: un’operazione dalle cifre colossali, che potrebbe compromettere la realizzazione del piano di riequilibrio decennale avviato a settembre del 2014 per la cifra di 490 milioni di euro.

A circa un anno dal suo avvio, il piano di riequilibrio ha raccolto non poche polemiche, a partire da quelle sollevate nel corso del mese di aprile da alcuni ex consiglieri del Comune artefici della plateale denuncia secondo la quale l’80% della somma del piano di riequilibrio sarà destinata alle tasche di 28 società colluse, spalmate nel settore finanziario, bancario ed imprenditoriale. Risale, invece, ai primi giorni di ottobre la richiesta di rimodulazione del piano anti-dissesto da parte del Ministero dell’Interno, in particolare in seguito al riaccertamento dei residui attivi e passivi del Comune avvenuto lo scorso agosto.

Quello che più preoccupa l’amministrazione comunale è l’incompatibilità della richiesta avanzata dal Ministero dell’Interno con il pignoramento richiesto dall’Agenzia dell’Entrate per la straordinaria cifra di 29 milioni di euro. Così come preoccupano i 7 milioni e mezzo di euro di disavanzo registrati nel consuntivo del 2014 proprio dalla società partecipata Messinambiente responsabile del buco monetario. Tale disavanzo, denunciato in sede comunale dagli ex consiglieri Lo Presti e Sturnioli, è attualmente al vaglio del collegio dei revisori dei conti e, se confermato, rappresenta un aggravamento del già critico trend finanziario della Spa. Messinamabiente, infatti, è una società che versa attualmente in uno stato di liquidazione e presenta un bilancio che oscilla fra i 42 ed i 45 milioni di euro, con un accumulo debitorio di circa cinque milioni annui.

E’ facile, quindi, intuire quanto sia potenzialmente esplosiva la situazione vissuta dal Comune di Messina, anche alla luce delle continue lamentele dei cittadini insoddisfatti dal servizio offerto dalla municipalizzata: si segnala, infatti, la presenza di personale privo di divise e l’insufficienza dei mezzi di raccolta. Il malcontento è un sentimento comune: se da una parte i cittadini protestano contro il Comune per richiedere la revisione della Tari alla luce dei disservizi vissuti, dall’altra parte ben 500 dipendenti di Messinambiente sperano nel passaggio alla multiservizi Aman, in fase di allestimento nelle sale comunali.

La partita è, quindi, tutta nelle mani del Sindaco della città Renato Accorinti e dell’Assessore al Bilancio Guido Signorino. Il compito è quello di riuscire a trovare un accordo con il fisco per salvare una società partecipata che negli anni si è distinta per i suoi ormai famosi ‘buchi’ finanziari.

Il team di BreakNotizie