Mazzette e prodotti alimentari in cambio di ‘soffiate’: arrestati cinque uomini del Corpo Forestale di Brindisi

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Cinque membri del Corpo Forestale dello Stato sono stati arrestati a Brindisi, assieme a un imprenditore locale, con l’accusa di corruzione per atti contrari ai propri doveri, rivelazione di segreto d’ufficio e truffa aggravata. Le indagini, condotte dall’Arma dei Carabinieri, hanno rivelato infatti un collaudato sistema di mazzette e altri ‘benefit’, quali ricariche telefoniche e prodotti alimentari, pagati da alcuni costruttori al fine di poter smaltire in maniera illegale i rifiuti speciali provenienti da demolizioni edili in zone di campagna.

Lo scandalo che riguarda il Corpo Forestale dello Stato, dopo aver interessato la regione Sicilia, pare allargarsi anche alla Puglia a seguito di alcuni arresti effettuati dai Carabinieri nel corso delle ultime ore. L’indagine della Procura di Brindisi, coordinata dal Pm Milto Stefano De Nozza, è partita dopo la denuncia da parte di un imprenditore che per primo ha svelato i contorni di questo sistema: come conseguenza si è arrivati all’adozione di provvedimenti restrittivi da parte del Gip Paola Liaci per cinque ‘forestali’ graduati e in servizio presso il Comando del capoluogo pugliese all’epoca dei fatti (tra il 2013 e il 2014). I reati contestati vanno dalla corruzione e il peculato alla rivelazione di segreto d’ufficio, fino ad arrivare all’abbandono incontrollato di rifiuti e alla truffa perpetrata ai danni dello Stato, aggravata anche dal ‘falso ideologico’ commesso da dei pubblici ufficiali.

Dei cinque ‘forestali’, uno si trova attualmente agli arresti: per Gianfranco Asciano si sono aperte le porte del carcere, mentre sono stati disposti i ‘domiciliari’ per Domenico Galati, Giovanni Bray e i fratelli Massimo e Giovanni Rosselli; disposta invece la custodia cautelare in carcere anche per l’imprenditore brindisino Vittorio Greco. Secondo l’accusa, era stato allestito un vero e proprio tariffario per vendere le ‘soffiate’ a beneficio di alcuni costruttori locali. Inoltre, per gli stessi reati, a cui va aggiunta anche l’accusa di combustione illecita di materiali tossici, risulta indagato a piede libero anche Giuseppe Caputo, 75enne titolare di un’impresa edile di Tuturano.

Oltre ai pagamenti in contanti (si parla di mazzette fino a duemila euro), i ‘forestali’ chiedevano ricariche telefoniche e prodotti alimentari: in cambio, fornivano informazioni preziose a coloro che avevano intenzione di ‘sversare’ in maniera illegale il materiale di risulta delle lavorazioni o di bruciare dei rifiuti tossici, eludendo così i controlli. A mandare in cortocircuito i piani dei diretti interessati e a fornire una precisa ‘fotografia’ di quanto fosse diffuso il malaffare in Puglia è stata la denuncia dello stesso Giuseppe Caputo, costretto a pagare somme sempre maggiori per entrare in possesso delle informazioni riservate.

Tuttavia, nonostante la decisione di non pagare più le ‘soffiate’ e di rivolgersi ai Carabinieri, Caputo non aveva fatto verbalizzare la propria denuncia. Per completare le indagini si è dovuto ricorrere all’uso delle intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno dato un resoconto più esaustivo del sistema e portato ai suddetti provvedimenti restrittivi adottati dal Gip. Quest’ultimo ha spiegato alla stampa che ‘alla fine l’indagine ha confermato la verità di quanto riferito da Caputo e ha offerto un quadro indiziario generale di estrema gravità.

Il team di BreakNotizie