Massacro tra il 1° ed il 2 gennaio in una prigione brasiliana; ad Anisio Jobim morti 56 detenuti

Massacro tra il 1° ed il 2 gennaio in una prigione brasiliana; ad Anisio Jobim morti 56 detenuti

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Il 2017 nel carcere brasiliano di Anísio Jobim è iniziato con un massacro, avvenuto tra il 1° ed il 2 gennaio, con 56 detenuti che sono morti nel corso di uno scontro che si è svolto tra bande rivali.

Una delle più grandi tragedie di sempre all’interno delle carceri brasiliane è avvenuta ad Anisio Jobim, un centro di detenzione che si trova a nord della città di Manaus. Una rivolta di massa, iniziata il 1° gennaio e proseguita sino al giorno successivo, ha visto coinvolti moltissimi detenuti, 56 dei quali sono rimasti uccisi.

Nel corso della rivolta erano state prese in ostaggio anche 12 guardie carcerarie e si temeva che qualcuno di loro potesse essere tra le 56 vittime accertate, ma alla fine degli scontri tutte sono state rilasciate senza ferite. Durante gli scontri, da un altro reparto sono fuggiti circa 180 carcerati, 40 dei quali sono stati ripresi, mentre gli altri restano latitanti e sono ricercati dalle forze di polizia.

Dalle notizie diffuse sia dalle autorità brasiliane che dai giornali locali, a causare la rivolta all’interno del carcere è sto lo scontro tra gli appartenenti a due gang rivali; i detenuti membri della “Famiglia del Nord”, una gang criminale di Manaus, molto potente anche tra le mura del carcere, hanno attaccato quello appartenenti alla PCC, una gang che si occupa di narcotraffico su tutto il territorio brasiliano. L’attacco, sempre secondo le fonti, sarebbe stato commissionato alla “Famiglia del Nord” dalla CV, che è la principale gang rivale della PCC nel campo del narcotraffico.

Nel paese sudamericano, molti esperti della situazione hanno collegato gli scontri che sono avvenuti all’interno del carcere al potere, molto esteso, della criminalità organizzata, ed anche al sovraffollamento degli stessi istituti penitenziari. Secondo il corrispondente dal Brasile della BBC, Wyre Davis, molte prigioni brasiliane sono in pratica nelle mani delle gang, che le gestiscono a loro piacimento.

Per quanto riguarda invece il problema del sovraffollamento, l’agenzia Reuters ha scritto che al momento della rivolta, nella prigione di Anisio Jobim erano ospitati 2.230 detenuti, contro una capienza dichiarata di 590. Un dato diverso viene invece riportato dalla Associated Press, che parla di 1.224 detenuti, citando una fonte brasiliana. Un numero comunque oltre il doppio della capienza teorica del carcere.

Le notizie riguardanti l’inizio della rivolta non sono chiare, mentre è stato appurato che la maggior parte dei detenuti uccisi erano componenti della PCC. Secondo alcune testimonianze, molti di loro sono stati torturati prima di essere uccisi e ci sono state anche delle decapitazioni. Le cause della morte dei 56 detenuti devono essere chiarite, ma si pensa che alcuni siano morti negli scontri tra gang, ed altri in seguito all’intervento della polizia. Gli scontri sono terminati quando è stato trovato un accordo tra i detenuti che avevano preso in ostaggio gli agenti e la polizia.

In una intervista concessa all’emittente televisiva Al Jazeera, Marluce da Costa Sousa, nelle sue vesti di direttrice di una “associazione cattolica brasiliana” che si occupa dei diritti dei carcerati, ha spiegato che gli scontri sono dovuti alla lotta tra gang per il controllo delle carceri, indicando il tutto come una lotta “per il profitto”. Opinione diversa quella di Sergio Fontes, che si occupa della Sicurezza nello stato dell’Amazzonia, che ha inquadrato lo scontro nel conflitto in atto per il controllo del traffico di stupefacenti.

 

 

Il team di BreakNotizie

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