Il marketing farmaceutico influenza le prescrizioni dei medici

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Il marketing aggressivo delle case farmaceutiche può incidere negativamente sulle scelte dei medicinali più efficaci da parte dei professionisti. Un fenomeno allarmante, che dovrebbe spingere i medici a sensibilizzarsi per la tutela dei pazienti.

L’Health Action International ha pubblicato un rapporto per sensibilizzare i professionisti della salute intitolato “Fact or Fiction? Ecco cosa devono sapere i professionisti della salute sul marketing dei farmaci nell’Unione Europea”. L’associazione “No Grazie Pago io” l’ha tradotto e sintetizzato in un testo molto utile per svelare come funziona il marketing sui farmaci nell’Unione Europea.

Medici e operatori sanitari esposti a marketing pressante

Il documento sostiene che gli operatori della sanità sono esposti ad un marketing pressante orientato solo alla vendita dei farmaci. Le aziende produttrici, più che dimostrare un miglioramento qualitativo dei prodotti, inducono ad influenzare negativamente il comportamento professionale. Il contatto con il materiale pubblicitario avviene già durante il periodo di formazione universitaria, senza che vi sia spazio per valutare con metodo critico la validità questi prodotti. In tal modo, il personale medico rimane impreparato rispetto all’atteggiamento persuasivo delle case farmaceutiche. Questo può comportare gravi casi di prescrizioni errate e la trasmissione di informazioni inadeguate ai pazienti.

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Le tre fasi della pubblicizzazione di un farmaco

La pubblicizzazione di un farmaco avviene in tre stadi principali, quello del pre-lancio, il periodo di esclusiva ed il periodo post brevetto. Nella prima fase, viene preparato il pubblico ad avere consapevolezza verso una determinata malattia o disturbo. Contemporaneamente, si pubblicano studi che dimostrano l’efficacia di un determinato farmaco, com’è successo con i casi studiati dei coxib (Vioxx), e per gli antidepressivi Tamiflu.

Nella seconda fase, il marketing si concentra sulla promozione del farmaco posizionato nel mercato grazie alla fase iniziale. Questo periodo dura 20 anni, che coincide con la durata massima per la proprietà del brevetto sul medicinale. La terza fase è totalmente assorbita nella competizione con i farmaci generici, che spesso sfocia in battaglie legali e modifiche alla composizione del farmaco. Vengono impegnate ingenti somme per finanziare una pubblicità che diventa una sorta di dimostrazione scientifica della maggiore efficacia del farmaco di marca.

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Si spende più per il marketing che per la ricerca

Per giustificare le spese di marketing si arriva addirittura a sostenere che i profitti ricavati verranno impegnati per lo studio e la produzione di prodotti ancor più efficaci. L’obiettivo al contrario è quello di far rimanere il farmaco sul mercato il più a lungo possibile. Nel periodo tra il 2000 ed il 2007, si è rilevato che le aziende farmaceutiche hanno speso ben il 23% in marketing e solo il 17% in ricerca. La verità è che il farmaco migliore è quello che viene percepito come il più efficace e non quello che dimostra la sua validità con i dati scientifici.

Medicinali che pesano sulle casse dello Stato

Nella spesa UE per la salute del 2012, i farmaci hanno impegnato il 20% delle risorse.
Sappiamo tutti che i farmaci possono avere effetti negativi sulla salute. Per questo motivo, la prescrizione può essere fatta solo dal medico. Ma se il paziente non può scegliere in base ad uno spot pubblicitario, perché dovrebbe essere permesso ai medici? Inoltre, i medici non pagano l’acquisto dei medicinali, ma questi sono per la maggior parte a carico del Sistema Sanitario Nazionale. La tutela verso il marketing aggressivo quindi, non è solo un problema sull’efficacia delle prescrizioni finali. La pubblicità imposta dalle cause farmaceutiche potrebbe essere vista anche come un modo di abusare delle casse dello Stato.

Il Team di BreakNotizie

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