Malaria in Italia: qual è il vero problema?

Malaria in Italia: qual è il vero problema?

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Le polemiche a sfondo razzista fomentate da numerosi media in seguito alla morte della bambina di Trieste per encefalopatite malarica non hanno né giustificazioni, né fondamento: facciamo chiarezza sulla questione.

Lo scorso 3 settembre Sofia Zago, una bimba di 4 anni, è morta di malaria all’ospedale di Brescia, dopo il ricovero a Portogruaro e poi a Trento in seguito a delle complicazioni dovute al diabete, di cui soffriva. In base alle ricostruzioni la bambina avrebbe contratto la malaria proprio all’ospedale di Trento ed il suo tragico decesso ha scatenato numerose polemiche a sfondo razzista sulla possibilità che le cause dell’infezione fossero da attribuire ai migranti che giungono dall’Africa, dove questa patologia è endemica. Nell’ospedale di Trento erano presenti effettivamente anche due bambini del Burkina Faso, appena tornati da un viaggio nel loro Paese, ricoverati però in stanze differenti da quelle della bambina e soprattutto non contagiosi, poiché, a differenza delle tesi sostenute da coloro che hanno alimentato le polemiche degli scorsi giorni, la malaria non può essere trasmessa da una persona all’altra. Di conseguenza è impossibile risalire alla vera causa di questo episodio, che ha ben pochi precedenti sinora in Italia ed è importante capire se le zanzare anofele presenti nel nostro Paese abbiano acquisito la facoltà di trasmettere la malaria.

A cosa ci riferiamo quando parliamo di questa malattia? La malaria è una patologia per cui non esiste una cura efficace per debellarla e ciò la rende di fatto una delle più letali nella storia dell’uomo. Si manifesta generalmente con febbre molto alta e chi la contrae subisce danni al fegato ed ai reni. Se viene diagnosticata e curata entro breve tempo il paziente può guarire senza complicazioni eccessive, in genere però la malaria contagia persone che abitano nelle zone rurali dell’Africa Subsahariana e del Sud Est asiatico, dove ricevere delle cure tempestive ed adeguate nella maggior parte dei casi è pressoché impossibile. L’Oms ha stimato per il 2015 la morte di 429 mila persone su 212 milioni di casi in tutto il mondo. Un numero in calo del 30% grazie agli investimenti di molte organizzazioni filantropiche ed internazionali, ma ancora molto alto.

Il nemico numero uno da sconfiggere quando si parla di malaria non è tanto la patologia quanto la causa della sua diffusione, ossia le zanzare. Sono loro infatti il vettore di contaminazione della malaria negli esseri umani, insieme ad altre malattie come la zika, la chikungunya, la dengue e la febbre gialla. Ciò rende le zanzare gli animali più letali per l’uomo, con 830 mila casi di morte all’anno. La zanzara responsabile della trasmissione di queste patologie sono le femmine (infette) del genere Anopheles, che vivono generalmente nelle regioni succitate. Un essere umano non può trasmetterla ad un altro, a meno che non vi sia stato un contatto di sangue fra loro, come ad esempio una trasfusione. Le ipotesi di contagio della bimba di Trieste, secondo l’infettivologo e virologo Fabrizio Pregliasco, sono tre e tutte molto rare: “O delle zanzare infette sono state liberate da un bagaglio di un turista di qualche zona endemica e in qualche modo hanno raggiunto la bambina. O c’è stato un contatto ematico con qualcuno infetto. O, infine, una nostra zanzara anofele è riuscita nell’infezione”.

La distribuzione della malaria nel mondo, in rosso le aree maggiormente colpite dal contagio.

Le tre ipotesi comunque smontano qualsiasi teoria o polemica atta a colpevolizzare i rifugiati, i migranti o i richiedenti asilo che giungono nel nostro Paese attraverso mezzi di fortuna sulle nostre coste. Occorre invece capire in che modo una bambina di soli 4 anni, mai stata all’estero o in regioni in cui vi è un’alta probabilità di essere contagiata, abbia potuto contrarre la malaria, dal momento che in Italia non vi sono zanzare anofele infette capaci di trasmettere la malattia. Escludendo l’errore umano, c’è anche un’altra possibilità, ossia che le zanzare anofele locali (poco diffuse comunque in Italia) siano diventate infette, nonostante il numero di casi di malaria sinora registrati siano ridotti, pari a poche centinaia all’anno (726 dal 2011 al 2015 in base ai dati del Ministero della Salute) dovuti per lo più a viaggi all’estero per turismo, volontariato o lavoro. L’80% delle persone colpite riguarda però stranieri in visita in Italia, ed in totale le morti registrate solo 4.

È dunque necessario che gli entomologi analizzino il caso per capire se esiste anche solo una possibilità che questo tipo di zanzare sia tornata in Italia. Una delle cause imputabili potrebbe essere infatti l’aumento delle temperature e la tropicalizzazione del clima dell’area del Mediterraneo. Secondo l’Oms infatti la diffusione della malaria è condizionata pesantemente anche dal clima, sebbene “misurare gli effetti sulla salute del riscaldamento globale sia molto difficile”. L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato infatti 250 mila decessi in più in futuro, fra il 2030 e il 2050, di cui 60 mila causati proprio dalla malaria. La tropicalizzazione, come riportato in uno studio pubblicato nel 2010, intitolato Climate change and malaria – A complex relationship, potrebbe “reintrodurre o aumentare la trasmissione della malaria in paesi dal clima tropicale o temperato che hanno eliminato o sono riusciti a tenere la trasmissione della malattia sotto controllo”.

Escludendo l’eventualità di errore umano ed evitando allarmismo e disinformazione spicciola, i mezzi d’informazione ora potrebbero cogliere l’occasione per puntare il dito su minacce più gravi per la sicurezza delle persone come i cambiamenti climatici e la reale mancanza di una cura efficace per la malaria, anziché instillare paura, odio e tensione con titoli sensazionalistici e fuorvianti.

Il Team di Breaknotizie

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