Made in Italy e delocalizzazioni, a rischio la Perugina

Made in Italy e delocalizzazioni, a rischio la Perugina

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Una delle fabbriche storiche italiane è a rischio chiusura. Si tratta dello storico stabilimento di San Sisto della Perugina.

La chiusura, motivata dai bassi ricavi economici, porterà come al solito strascichi e dubbi sulla bontà dei piani industriali della dirigenza, e lascerà disoccupati un migliaio di operai. La motivazione ufficiale è la solita: bassi ricavi economici legati alla crisi, e alti costi della manodopera italiana. I vertici dell’azienda non lasciano trapelare nulla, ma fonti sindacali hanno fatto notare come la produzione dei famosi cioccolatini non s’interromperà, ma sarà semplicemente “delocalizzata”.

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Sono molte, infatti, le aziende che sacrificano il made in Italy, sull’altare dei maggiori profitti, garantiti da paesi in cui il costo della manodopera è notevolmente più bassa, (per vari motivi non ultimi la mancanza di ogni forma di “paracadute sociale” nei confronti dei lavoratori) come più bassa è l’incidenza della burocratizzazione statale. Sicuramente nelle future decisioni aziendali, influisce l’entrata in vigore di un regolamento comunitario (il 1169/11), che permette l’omissione del luogo di fabbricazione. Questo consente all’azienda, di non patire neppure il leggero danno d’immagine, che deriva da una produzione totalmente estera. La multinazionale svizzera Nestle proprietaria del marchio, non è d’altronde nuova a trasferimenti “importanti”, un caso rappresentativo nel passato è stato quello della Buitoni, acquisito nel 1988 il marchio che era leader della produzione italiana di pasta e fette biscottate, è stato smembrato ed adesso detiene quote di mercato infinitesimali (attorno al 1%).

Il team di BreakNotizie

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