L’uomo che ha comprato la Patagonia

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Le conquiste di nuovi mondi non si sono fermate con la fine del colonialismo, ma continuano ancora oggi.

Sono infatti molti i diritti dei popoli più deboli che vengono calpestati in nome di una crescita economica degli stati ‘conquistatori’ anche se, purtroppo, sono pochi a conoscere queste realtà. Realtà come quelle del minoranza dei Mapuche, una comunità indigena della Patagonia, regione dell’America Meridionale compresa tra Cile ed Argentina. I Mapuche, strettamente legati alle proprie tradizioni, vivono soprattutto di agricoltura, in stretto contatto con la natura che li circonda. Una natura che però è soggetta a continue conquista da parte di chi, imprenditori soprattutto, vogliono sfruttare queste terre per espandere i loro mercati. E in questa storia di moderna colonizzazione, un nome sovrasta fortemente gli altri ed è quello della famiglia Benetton. Nel 1991, infatti, Edizione Srl, la holding finanziaria di Benetton, acquista la Compañíade Tierras Sud Argentino S.A., un’azienda che controlla la maggior parte delle terre della Patagonia. Questa operazione rende Luciano Benetton il più grande proprietario terriero di Argentina e Patagonia, tanto da essere soprannominato dai giornali locali “L’uomo che ha comprato la Patagonia”.

img_1343778839149764.jpegTuttavia questa denominazione non ha niente di romantico visto che da questa ‘conquista’ sono derivati una serie di problemi per i Mapuche, i cui territori ancestrali coincidono proprio con le terre acquistate/conquistate da Benetton. Problemi che hanno colpito direttamente la quotidianità di questa popolazione e di cui si riporta uno dei casi più emblematici: quello dei coniugi Curiñanco, che ha portato ad una lunga causa e lotta per i diritti dei Mapuche.
Nel 2002, infatti, i coniugi Curiñanco, dovendosi trasferire per problemi legati al lavoro, chiedono all’Istituto Autarchico di Colonizzazione di potere occupare il suolo definito Lotto di Santa Rosa. L’Istituto conferma che si tratta di un territorio del demanio e che può essere tranquillamente occupato dalla famiglia. Dopo appena un anno, però, la polizia locale li accusa di occupazione abusiva di suolo privato, appartenente alla Compañíade Tierras Sud Argentino – ossia a Benetton – e li fa sgombrare. Ne deriva una causa che vede tutto il popolo dei Mapuche scagliarsi contro Benetton e la Compañíade Tierras Sud Argentino, definiti colonizzatori incuranti dei diritti delle popolazioni locali. La causa si è ufficialmente conclusa con l’assoluzione dei coniugi Curiñanco, che hanno però dovuto restituire la terra su cui, per un anno, avevano vissuto.

Questa vicenda è stata però solo la scintilla che ha dato vita ad una serie di azioni e progetti per il riconoscimento dei diritti e delle terre del popolo dei Mapuche. Progetti a cui hanno aderito moltissime associazioni per i diritti delle minoranze e che hanno chiamato in causa anche Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la Pace, che nel 2004 ha scritto a Luciano Benetton cercando un punto di incontro. Tuttavia i Mapuche hanno per lo più preferito altre modalità di ‘riconquista’ per le proprie terre, ed hanno dato vita al progetto Recuperacion de tierras, tramite il quale, con atti per lo più clandestini, hanno fatto sentire la propria voce alle autorità locali.

Ma la questione dello sgombero dei coniugi Curiñanco non sarebbe solo un problema di proprietà delle terre: la verità è che quelle aree sono ricche di giacimenti d’oro, che viene regolarmente estratto dalla società Miniera Sud Argentina, posseduta al 60% da Luciano Benetton…

Il team di BreakNotizie