Ludovico Einaudi: storia della leggenda italiana del pianoforte

581

L’Italia ha sempre avuto un ruolo importante nel panorama musicale classico internazionale. Uno degli esempi più brillanti e luminosi della musica del Belpaese è Ludovico Einaudi, artista e uomo versatile e geniale, sensibile e poliedrico.

Ludovico Einaudi nasce a Torino il 23 novembre del 1955, nipote di Luigi Einaudi, presidente della Repubblica italiana fino al 1955. Nel giovane Einaudi la passione e l’estro per la musica non tardano ad emergere, anche per merito della madre, a sua volta pianista: il suo primo approccio con la seconda arte risente di un influsso jazz.

I primi passi dell’artista

Ancora ragazzo, Ludovico entrerà a far parte di un piccolo gruppo della città dove vive, i “Venegoni & Co”, e inciderà i suoi primi due dischi. Dopo essersi trasferito a Milano, gli studi del promettente ragazzo continuano nel Conservatorio della città meneghina sotto la direzione del compositore Luciano Berio. Proprio in questo periodo Einaudi perfezionerà la propria abilità tecnica; come egli stesso dichiara in un’intervista, scopre la sua natura più vera, quella creativa e compositiva più che quella di interpretazione della musica. Comincia così a sperimentare il “fare musica”, scrivendo dei pezzi, senza immaginare che tali bozze sarebbero poi diventate le basi del suo strepitoso successo internazionale.

ludovico-einaudi

Il periodo della sperimentazione

La curiosità del ragazzo lo spinge a sperimentare novità in ambito musicale: la sua apertura lo porta ad ascoltare e a provare i ritmi innovativi del rock e persino della musica etnica ed elettronica. Non a caso la carriera di Einaudi proseguirà anche per mezzo di collaborazioni con artisti che appartengono alle più diverse tipologie musicali: da Ronald Lippok a Sissoko fino a Mercan Dede.

Dai concerti alle raccolte musicali: il successo di “Le Onde”

Le sue composizioni vengono eseguite nei più importanti teatri del mondo, come la celebre Scala di Milano, il Lincoln Center di New York, o l’IRCAM parigina. Nel 1984 è la volta del balletto “Sul filo di Orfeo” la cui prima viene eseguita a Firenze. Einaudi compone non solo per concerti, ma anche per il teatro e per il cinema. L’opera “Time Out” esce nel 1988, e sarà solo la prima di una serie molto apprezzata.

Contemporaneamente il compositore si dedica alle raccolte musicali. Del 1992 è “Stanze”, ma la consacrazione a livello mondiale arriva con il famoso album “Le Onde”, che include una serie di ballate ispirate all’omonimo romanzo della scrittrice inglese Virginia Woolf. Alcuni pezzi facenti parte della raccolta vengono usati come colonne sonore, come nel caso dell’opera cinematografica italiana “Aprile” di Moretti e di alcune produzioni straniere, soprattutto inglesi.

Una collezione di capolavori

Einaudi torna quasi subito al lavoro: l’album successivo, “Eden Roc”, è ancora il risultato della febbrile sete di sperimentazione musicale posta in essere dal Maestro, con la collaborazione di un famoso musicista armeno di Duduk, Djivan Gasparyan. “I giorni” è l’album che vede la luce nel 2001, e risente dell’influenza musicale ed artistica delle popolazioni africane, soprattutto della cultura del Mali. Non a caso esso verrà riprodotto durante il Festival Musicale Nazionale del Paese. Sarà proprio con Sissoko, un artista del Mali, che Einaudi produce l’album successivo, “Diario Mali“, e poi ancora in autonomia “Divenire“. Il musicista italiano non manca di dedicare un’opera anche al suo maestro di gioventù Berio: “The elements“. A consacrare la perfezione musicale di Einaudi giunge infine “Nightbook”, l’opera più amata dall’artista e che egli stesso definirà “un sogno dove tutto può accadere“.

Il Team di BreakNotizie