Lo spreco di zucchero nei bar italiani: ecco quanto ci costa

Lo spreco di zucchero nei bar italiani: ecco quanto ci costa

- in Alimentazione, Italia
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Ogni anno nei bar vengono sprecate ingenti quantità di zucchero: un fenomeno che non ha soltanto risvolti economici, ma anche ecologici ed etici. Vediamo i dati nel dettaglio e le possibili soluzioni che si potrebbero adottare.

Lo zucchero viene utilizzato quotidianamente non solo a casa, ma soprattutto presso bar e locali pubblici, all’interno dei quali viene servito nelle pratiche e igieniche bustine. Tuttavia, proprio queste bustine sono sotto accusa perché, secondo quanto affermato dalla FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), esse contribuiscono a sprecare il celebre dolcificante. Il motivo è semplice ed è dato dal fatto che i clienti che aprono una o più bustine spesso non le utilizzano in pieno, lasciandole a metà sul bancone del bar o al tavolo. Ma come mai non si utilizzano più le zuccheriere dalle quali poter prelevare sempre le giuste dosi di dolcificante? Le zuccheriere, in realtà, sono diventate fuori-legge dal 2004: il Decreto Legislativo 51 del 2004, infatti, dichiara che lo zucchero, sia esso bianco o di canna, può essere distribuito nei locali pubblici solo in confezioni. Inutile sottolineare che per i trasgressori sono previste multe salate, dell’ordine del migliaio di euro.

L’esclusione delle classiche zuccheriere dalle quali attingere tramite cucchiaino è stata giustificata soprattutto con motivi di igiene. Proprio per questo motivo sono ammessi, ad esempio, i modelli con beccuccio dosatore, che non necessitano di essere aperte per attingere lo zucchero. Le preoccupazioni della FIPE non riguardano solo le spese aggiuntive relative all’imbustamento dello zucchero, che prevedono un costo di circa 2,5 euro al chilo contro lo zucchero sfuso che costerebbe meno di 1 euro al chilo. Si tratta anche di un problema relativo all’impatto ambientale. I dati elaborati dalla FIPE, infatti, parlano chiaro: lo zucchero in busta monodose produce più di 45 milioni di chili di rifiuti. Questo valore potrebbe essere facilmente ridotto reintroducendo le zuccheriere che, sempre secondo le stime della FIPE, produrrebbero una quantità di rifiuti di circa 30 milioni di chili. Considerando sempre le problematiche legate all’igiene e quindi la necessità di introdurre zuccheriere che non possano essere aperte, le soluzioni sono comunque diverse, dalle già citate zuccheriere con beccuccio al dosa-zucchero fino allo spargi-zucchero.

Il problema, quindi, non diventa solo di scelta o di obbligo ma anche di etica: proprio per questo motivo il presidente della FIPE, Aldo Cursano, afferma con tono provocatorio che la legge anti-zuccheriere nei locali pubblici rappresenta solo un modo per incrementare il consumo dello zucchero e il conseguente spreco dello stesso. Un ultimo aspetto da non sottovalutare è poi legato all’eccesso di calorie che viene fornito dallo zucchero. Una bustina monodose contiene circa otto grammi di zucchero, corrispondenti a 31 Kcal. Spesso, il non poter controllare l’introduzione dello zucchero nella propria bevanda non permette di rendersi conto delle reali quantità di dolcificante che vengono utilizzate. Con un dosa-zucchero o una classica zuccheriera, invece, questo problema non sussiste, potendo controllare e ridurre le quantità di zucchero per assicurarsi anche un apporto calorico ridotto.

Il Team di Breaknotizie

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