L’Italia continua ad esportare armi in Arabia Saudita nonostante la legge 185 e i richiami del Parlamento Europeo

L’Italia continua ad esportare armi in Arabia Saudita nonostante la legge 185 e i richiami del Parlamento Europeo

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Il Parlamento europeo vorrebbe imporre un embargo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, attività anticostituzionale nella quale l’Italia mantiene un triste primato

Torna d’attualità l’embargo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita. Un tema la cui soluzione viene resa ancora più urgente dal fatto che proprio quegli armamenti seminano morte nello Yemen, nel cuore di un conflitto di cui si parla troppo poco. Va peraltro notato come la vendita in questione veda tra i maggiori protagonisti proprio il nostro Paese, stridendo sempre di più con l’articolo 11 della nostra carta costituzionale, ove si afferma senza mezzi termini il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
A chiedere di porre l’embargo sull’Arabia Saudita è ancora una volta il Parlamento Europeo, sull’onda di sollecitazioni rivolte sempre più spesso agli stati membri. Resta solo da vedere se queste sollecitazioni avranno finalmente successo.

Come è ormai noto, l’Italia è uno dei Paesi che costruisce e vende sistemi militari in buona parte del mondo. Il tutto in spregio alla legge 185, in base alla quale sarebbe espressamente vietata la vendita di armi in favore di Paesi ove siano in vigore sistemi dittatoriali o si verifichino flagranti violazioni dei diritti umani. Una norma che non ha impedito nel lasso di tempo intercorrente dal 1990, anno di approvazione della legge, di autorizzare l’esportazione di armi per quasi 60 miliardi di euro. Anche l’Arabia Saudita si è potuta giovare nel corso degli anni di questa evidente incongruenza tra le enunciazioni e la pratica realtà, con l’acquisto di armamenti per svariate centinaia di milioni di euro. Il punto è che nonostante le parole, a rendere difficile fare qualcosa in tal senso è la pratica inesistenza di autorità in grado di elevare sanzioni verso le aziende che contravvengono alle ripetute sollecitazioni provenienti dal Parlamento Europeo, permettendo così ai sauditi di continuare a seminare morte e distruzione nello Yemen, con il sostanziale beneplacito dell’Occidente, alleato con gli emiri nonostante profili democratici alquanto discutibili.

Va peraltro notato come lo stesso Parlamento italiano sia recentemente stato chiamato a votare in riferimento alla questione dello Yemen. Oggetto della discussione parlamentare sono state due mozioni, la prima presentata da Giulio Marcon (Sinistra Italiana), la seconda da Emanuela Corda (Movimento 5 Stelle). In entrambe si chiedeva di stoppare la vendita di armi all’Arabia Saudita, in modo da rendere evidente il sostegno italiano alle popolazioni locali sottoposte da anni ad azioni criminali da parte delle fazioni che si contendono il territorio.
Il risultato della discussione può essere paragonato al classico topolino partorito dalla montagna: il Parlamento italiano ha infatti preferito documenti presentati da Partito Democratico, Forza Italia e Scelta Civica in cui in pratica non si fa neanche riferimento al ruolo svolto dal nostro Paese nella guerra civile yemenita. Tanto da spingere il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, a definire imbelle la classe politica tricolore. Un giudizio cui si è accodata la Rete Disarmo, affermando come i morti dello Yemen persino come un vero e proprio macigno su un ceto politico che dimostra ogni giorno di più la totale assenza di riferimenti di carattere morale.

Il Team di Breaknotizie

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