L’ISIS, un fenomeno che catalizza l’attenzione mondiale

L’ISIS, un fenomeno che catalizza l’attenzione mondiale

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Il momento storico che stiamo vivendo impone l’attenzione globale sulla questione del Medio Oriente.

Si percepisce che sono giorni particolari, con una tensione crescente che preannuncia come qualcosa di importante stia per accadere. I grandi della Terra si stanno incontrando numerose volte, in una Parigi martoriata dagli ultimi attentati criminali, per discutere della situazione generale, portando avanti ideologie forzate e paventando sacrifici per la popolazione, giustificandoli in nome dell’esigenza storica attuale; lo stesso Papa pare che abbia indetto, appositamente, un Giubileo Straordinario sulla Misericordia, per cercare di portare un messaggio di pace dopo le recenti disgrazie politiche.

Sembra quasi che l’Europa, che è stata capace, con i suoi Paese membri, di creare una moneta dal nulla e di coalizzarsi in un’unica forza, stia per fare un passo falso e collassare in un momento di forte debolezza, come anche gli Stati Uniti che contano un debito pubblico dell’ordine di trilioni di dollari.

Il nemico comune è posto geograficamente tra la Siria e l’Iraq e la stessa Italia ha mandato ben 450 militari a protezione della diga di Mosul, al fine di salvare Baghdad. Considerato che l’appalto per la diga è stato vinto da una ditta privata, si potrebbe profilare l’idea che il nostro esercito sia servito a far guadagnare i privati. E’ vero che la situazione politica è troppo grave per non essere considerata dallo Stato ma è pur vero che, alla fine, è sempre il pubblico a rimetterci e il privato ad arricchirsi. Con i soldati che diventano delle vere e proprie guardie che sorvegliano il bottino di alcuni imprenditori.

Il problema sorgerà nel momento in cui l’esercito italiano si troverà invischiato in qualche operazione dell’ISIS. Infatti, anche se i nostri soldati non andrebbero mai a provocare i guerriglieri, non è impensabile ipotizzare che rappresentino un facile bersaglio. Cosa accadrebbe se i terroristi rapissero un soldato italiano e diffondessero un suo video in cui, vestito con la consueta tuta arancione, viene minacciato di morte? Ci sarebbero, inevitabilmente, giornalisti d’inchiesta pronti a dire la loro, per esempio: offrire per baratto radioline a transistor o chincaglierie varie, dimenticando che si avrebbe a che fare con dei tagliatori di teste. In previsione di un simile scenario, conviene correre questo pericolo solo per accontentare gli alleati?

Nessuno può davvero credere all’idea che tutto il mondo si stia mobilitando contro l’ISIS. Anche le azioni intraprese dalla stessa Arabia Saudita, la quale pare che abbia creato un improbabile fronte anti-ISIS, appaiono verosimili quanto le scuse presentate in passato da Tony Blair al popolo iracheno, per le sofferenze subite a causa dei propri errori di valutazione.

In realtà, se davvero si volesse abbattere l’ISIS non ci vorrebbe un grande dispiegamento di forze. Anche l’aviazione impiegata nella Seconda Guerra Mondiale potrebbe avere successo sui pick up dotati di semplici cannoni, mentre sul terreno la stessa coalizione islamica potrebbe avere successo sui guerriglieri, ma questo non accade perché in realtà mentono tutti i Paesi coinvolti.

La sensazione è che, in un clima di menzogna generale, tutti gli Stati si stiano preparando a una sorta di battaglia finale, dopo la quale cambieranno gli schieramenti. L’ISIS non ci sarà più e si può solo sperare che spariscano anche tutti coloro che hanno approfittato del terrorismo per i propri scopi.

Il team di BreakNotizie

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