L’importanza della motivazione nel rapporto tra allenatore e atleta

L’importanza della motivazione nel rapporto tra allenatore e atleta

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Il rapporto tra allenatore e squadra, o atleta singolo, è fondamentale per il successo sportivo agonistico, non solo dal punto di vista tecnico-fisico ma soprattutto da quello psicologico.

Ne parlano alcuni importanti personalità del mondo dello sport, sottolineando il valore della motivazione nella relazione tra il coach e l’atleta. Andrea Anastasi, ex pallavolista di livello mondiale e attuale allenatore, esprime le difficoltà dell’essere un allenatore. Il rapporto con gli atleti della squadra è basato su diversi fattori: l’empatia, le emozioni, il fattore umano ed economico. Il primo è basilare perché favorisce l’emozione che porta al raggiungimento degli obiettivi comuni. Occorre saper cambiare, abbandonando la comodità e affrontando dure sfide. L’allenatore deve ispirare gli atleti tramite la comunicazione, la responsabilità di gruppo, la fiducia e l’orgoglio. Secondo Anastasi occorre il lavoro sinergico di preparatore atletico, motivatore e psicologo.

L’allenatore di rugby Polla Roux parla della motivazione nel suo sport che è ritenuto secondario nel nostro Paese. Secondo Roux l’auto motivazione del giocatore viene dalla fiducia in sé stessi, da obiettivi ben definiti, dalla visualizzazione del successo e dal piacere della sfida. In questo contesto il coach svolge il ruolo di sostegno per l’atleta, in modo da fargli trovare la motivazione interna. Gianni Gros, allenatore di nuoto della campionessa Novella Calligaris, evidenzia l’importanza della capacità di capire l’atleta valutandone le predisposizioni e guidandolo ponendogli traguardi ambiziosi, soprattutto in quelli più giovani che sono naturalmente portati alla distrazione. Il coach sottolinea anche che le mete non devono essere troppe come numero, in modo da riuscire a concentrarsi al meglio su poche di esse.

Piero Trabucchi, noto psicologo di squadre sportive di alto livello, pone l’accento sul concetto di resilienza che rappresenta la capacità dell’atleta di restare motivato nel tempo. Concentrandosi sulla motivazione, l’essere umano è in grado di incrementare la propria resistenza. Senza una forte motivazione non è possibile costringere il cervello a resistere alla fatica visto che quest’organo tende naturalmente a evitare il dolore, compreso ovviamente quello provocato dallo sport. Per sopportare lo sforzo atletico, spiega lo psicologo, bisogna controllare il dolore. Come avviene per i muscoli, anche il cervello deve essere esercitato a resistere all’affaticamento e alla sofferenza, oltre che alla tentazione di abbandonare l’allenamento.

La grande maratoneta di rilevanza mondiale Monica Carlin spiega l’importanza della sconfitta come parte del processo di miglioramento dell’atleta. L’analisi del fallimento permette di trovare i motivi dell’imperfetta preparazione alla competizione. A volte è una malattia o un infortunio, che hanno costretto l’atleta a un riposo forzato, altre volte possono essere impegni o problemi di altro genere, come il lavoro o la famiglia. Sono molto importanti le cause mentali, come l’insicurezza e l’insufficiente focalizzazione sulla performance. La sconfitta quindi ha un valore certamente positivo e invece di deprimere l’atleta può essere senza dubbio utilizzata per incrementare la sua motivazione. Conoscere i propri errori, imparare da essi, riprogrammare l’allenamento e la mente per prestazioni maggiori è uno dei più importanti segreti del successo nello sport.

Il team di BreakNotizie

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