L’Europa impotente blinda i confini: l’inferno di Idomeni e lo smantellamento della giungla di Calais

L’Europa impotente blinda i confini: l’inferno di Idomeni e lo smantellamento della giungla di Calais

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Sono scoppiate nella notte del 29 febbraio le tensioni più accese nel campo profughi di Idomeni, piccolo villaggio nel nord della Grecia, balzato da qualche mese all’onor della cronaca perché si trova a meno di un chilometro dal confine con la Macedonia ed è diventato, quindi, triste e disperata meta di tutti quei migranti in fuga da guerre e povertà.


Qui, infatti, arrivano tutti quelli che sognano di raggiungere l’Eldorado rappresentato dal Nord Europa attraverso la rotta balcanica, storico corridoio da sempre utilizzato dalle organizzazioni criminali che hanno nel traffico di essere umani uno dei loro più fiorenti business.

Questa la storia più recente.
Il 19 novembre 2015 la Macedonia, adeguandosi alle misure prese dalla Serbia, decide di chiudere le frontiere e permettere l’ingresso solo ai profughi siriani, iracheni ed afghani.
Il 21 febbraio 2016 fa un ulteriore passo e chiude le frontiere a tutti, riaprendole due giorni dopo a 580 profughi siriani ed iracheni al giorno. Non uno di più.
Il 28 febbraio appare in poche ore, come per magia, una barriera di filo spinato alta 1,5 metri, grazie al solerte lavoro dell’esercito macedone. Nella stessa giornata comincia a circolare, e fa subito il giro di tutto il campo, la notizia che Skopje ha deciso di aprire le frontiere e permettere l’afflusso delle persone accalcate al confine. Notizia che viene smentita ufficialmente poco dopo.

Gli ingredienti son tutti sul tavolo ed, infatti, il caos scoppia puntuale nella notte: almeno 300 profughi iracheni e siriani, tra cui si contavano anche donne e bambini, hanno provato a sfondare, dopo aver divelto un palo della luce, la barriera di filo spinato e sono stati respinti con gas lacrimogeni e granate stordenti dalla polizia macedone. Almeno 22 i profughi che hanno riportato ferite e sono dovuti ricorrere a cure mediche, stando alle notizie ufficiali.

Nei giorni seguenti il caos si trasforma in un girone dell’inferno perché i profughi continuano ad attraversare la Grecia e ad ammassarsi al confine ormai armato fino ai denti con la Macedonia. Gli ultimi dati parlano di più di 13.000 persone disperate, tra cui donne, bambini, anziani, disabili, che dormono sotto la pioggia ed in mezzo al fango, fanno code chilometriche per poter mangiare qualcosa, provano a sfondare le barriere ogni notte e vengono respinte con fermezza e portate via in stato di shock dalle ambulanze.

Immagini che impressionano e spaventano, esattamente come quelle che mostrano gli incendi e le ruspe che passano e buttano giù le baracche della giungla di Calais, l’ormai immenso campo profughi che è sorto a 7 Km dalla città francese da cui partono i traghetti per il Regno Unito.
È, infatti, del 25 febbraio la decisione del tribunale amministrativo di Lille che dà il via libera allo smantellamento della parte sud della giungla, ormai diventata una vera e propria città in cui i disperati che la abitano hanno trovato un equilibrio ed una dimensione umana.

Hollande ha garantito che i rifugiati interessati allo sgombero troveranno posto nei vari centri di accoglienza dislocati sul territorio, ma questo non è bastato ad impedire gli scontri tra polizia ed emigranti che non si rassegnano a farsi portare via quella che per loro è diventata una casa e gli garantisce qualche spicciolo di sicurezza.
I numeri sono agghiaccianti anche in questo caso: 13/15mila persone che hanno bisogno di aiuti immediati e vivono al limite del sopportabile circondate da indifferenza e paura.

Condizioni disumane, soprusi, mercimonio della dignità umana e sfruttamento della disperazione di chi ha la guerra negli occhi ed una capacità di sopportazione che può essere figlia solo di un terrore e di un orrore di cui questa Europa, blindata da fili spinati ed eserciti in assetto in nome di “Madame Democrazia”, ha perso memoria.
Queste sono le conseguenze di una politica miope, ingessata, impotente e prepotente, in cui il più grosso, per non ammettere le sue responsabilità, urla la sua ragione.
Tanto nessuno può contraddirlo.

 

Il team di BreakNotizie

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