L’Elite finanziaria Britannica si organizza per abbandonare la UE e puntare sui mercati emergenti

L’Elite finanziaria Britannica si organizza per abbandonare la UE e puntare sui mercati emergenti

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Mentre persevera sui media l’insopportabile piagnisteo dei propagandisti neoliberali che continuano a ripetere il mantra del  voto del Brexit per cui  la Gran Bretagna si andrà ad isolare dall’Europa e dal resto del mondo e si seguita  a sostenere che i cittadini britannici dovranno affrontare pesanti conseguenze economiche, in realtà sul fronte economico e geopolitico  inizia a delinearsi uno scenario del tutto opposto. La prospettiva del Regno Unito fuori dalla UE  si percepisce totalmente difforme  da quella  prospettata nelle interessate  descrizioni catastrofiche fatte dai sostenitori ad oltranza della UE i quali, nelle loro elugubrazioni, finiscono con l’apparire  sempre più grotteschi e fuori della realtà.

La Gran Bretagna potrebbe acquisire , in una prospettiva di medio/lungo termine,  un vantaggio sostanziale dalla svalutazione della Sterlina che renderebbe  le esportazioni britanniche vantaggiose per l’estesa area del Commonwealth, un gruppo di nazioni (dall’India al Sud Africa, all’Australia, al Canada ecc.) molto più estesa rispetto all’Unione Europea e che comprende ben sei continenti. Inoltre, con l’impulso di una nuova politica estera, la City di Londra potrebbe trasformarsi nel centro mondiale degli investimenti cinesi in Yuan ed impiantare la moneta cinese nel seno della stessa Unione Europea, realizzando la definitiva internazionalizzazione della valuta cinese.

In pratica Londra potrebbe trasformarsi nel “Cavallo di Troia” della potenza cinese sulla porta della UE. Già nei giorni scorsi la Huawei, gigante cinese dell’elettronica, ha annunciato investimenti di 1300 milioni di sterline in Gran Bretagna, dove conta di sviluppare la sua presenza industriale e commerciale. Un fatto significativo di come la Cina guardi con interesse al nuovo ruolo economico del Regno Unito dopo il Brexit.

Sarah Gordon, del Financial Times, ha scritto che la GB lancerà missioni commerciali di alto livello in Cina, in India, negli USA e nel Commonwealth”, mentre lo stesso premier uscente Cameron ha istruito i leaders del mondo del Business che risulta imperativo per le multinazionali britanniche non rimanere fissate su mercato della UE ma, al contrario, che occorre fare un grande sforzo per andare più avanti ed oltre il blocco continentale, quando risulta importante che i businessman capiscano che “si stanno trasferendo di casa”.
Secondo il Financial Times, nel nuovo mondo post Brexit è previsto che la GB passerà a focalizzare i suoi affari ed i suoi investimenti con la Cina, con l’India e con gli Stati Uniti dopo la insanabile rottura avvenuta con l’Unione Europea.

Non si tratta in definitiva di una prospettiva nuova per il Regno Unito che nella sua storia moderna ha sempre giocato con il piede in due staffe: da un lato gli inglesi mantengono un piede nella staffa dell’alleanza nord atlantica con gli USA, con cui esiste il “rapporto speciale”, dall’altro lato, il piede che è rimasto libero dalla staffa europea, viene presto collocato nella staffa cinese ed indiana, nell’area decisamente prioritaria dell’Asia, destinata ad assumere il primato di primo continente economico.

D’altra parte un forte avvicinamento geo finanziario del Regno Unito si era già verificato nei mesi scorsi con l’adesione e partecipazione di Londra alla Nuova Banca Mondiale, Banca asiatica per le infrastrutture e gli investimenti (Aiib), voluta in marzo dal presidente cinese Xi Jinping, realizzata dalla Cina per sottrarsi all’egemonia geofinanziaria USA.
Questa mossa aveva innervosito non poco Washington che teme di perdere l’egemonia finanziaria per causa della prorompente potenza finanziaria cinese.

Non è escluso fra l’altro che Londra e Pechino possano arrivare ad un trattato di Libero Commercio fra i due paesi che sarebbe esiziale per gli interessi di Washington ed in particolare per l’approvazione del TTIP che Washington considera prioritario per la sua egemonia economica sull’Europa. Obama sta facendo forti pressioni per l’approvazione del trattato da parte dell’Unione Europea prima della fine del suo mandato ma è rimasto “spiazzato” dall’esito del Brexit.

Avviene nello stesso tempo che la Cina manifesta la sua propensione a considerare il Regno Unito come il paese più adatto ai suoi mega investimenti e come terminal di una nuova via della seta.Il riavvicinamento della Gran Bretagna alla Cina è nei fatti e subisce una forte accelerazione in seguito al Brexit.

In questo contesto entra anche il nuovo ruolo della Federazione Russa che partecipa al nuovo asset geofinanziario, non per nulla il vicepresidente della Aiib è un russo, e la stessa Russia è pienamente interessata a partecipare al nuovo sistema alternativo all’egemonia del dollaro, così come Mosca resta il principale fornitore di energia per Pechino e saldo alleato militare negli scenari delle crisi, come dimostrato dalle posizioni convergenti di Russia e Cina nella crisi siriana.

Il mondo post Brexit si avvia a cambiamenti veloci e si afferma in forma sempre più evidente la configurazione di un nuovo ordine globale che avrà fatalmente una caratteristica tripolare: USA-CINA- Russia, come  nuovo traino dell’economia e della geopolitica mondiale. L’Europa, con la sua subalternità agli USA, ha rinunciato a svolgere un proprio ruolo che non sia quello di “reggicoda” di Washington e  rischia ormai definitivamente l’irrilevanza.

di Luciano Lago

 

 

 

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