Le origini sorprendenti degli antichi egizi grazie all’esame del DNA

Le origini sorprendenti degli antichi egizi grazie all’esame del DNA

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Un’equipe internazionale di scienziati è riuscita a sequenziare il materiale genetico di 150 mummie scoprendo che gli antichi egizi, nonostante secoli di invasioni e contatti con altri popoli, non si mescolarono mai ad essi, ma ebbero legami più profondi con alcune popolazioni del Medio Oriente e dell’Anatolia.

Da una prima analisi dell’intero genoma di alcune mummie è emerso che gli antichi egizi erano più strettamente imparentati con altri popoli dell’Est, mentre gli egiziani attuali sono geneticamente più vicini agli africani subsahariani. I risultati dello studio, pubblicati su Nature Communications, potrebbero aprire una nuova strada per futuri studi genetici sulle mummie. Il team internazionale di scienziati era interessato inizialmente a verificare se la genetica delle popolazioni avesse “registrato” o no i principali cambiamenti della demografia egiziana. Situato a cavallo fra due continenti e sopravvissuto per migliaia di anni mentre imperi caucasici, mediorientali ed africani sorgevano e tramontavano, l’Egitto rappresenta un’eccezionale commistione di persone, culture ed idee.

“Volevamo testare se la conquista di Alessandro Magno e di altre potenze straniere avessero lasciato un’impronta genetica sull’antica popolazione egiziana” ha spiegato Verena Schuenemann, uno dei principali autori dello studio. Per rispondere a questo interrogativo di partenza è stato prelevato il genoma mitocondriale (vale a dire le informazioni genetiche trasmesse soltanto da madre a figlio, senza informazioni sulla paternità) da ben 90 mummie e sequenziato l’intero materiale genetico di tre mummie. Tali dati sono stati poi confrontati con il dna dei moderni egiziani, per osservare in che modo differissero. I corpi imbalsamati provenivano dal sito archeologico di Abusir el-Meleq, lungo le sponde del Nilo, a circa 100 km da Il Cairo.

Ciò che il team di scienziati ha scoperto è tanto interessante quanto inaspettato: nel corso dei 1300 anni in cui i corpi vennero imbalsamati, ossia dal 2.400 al 400 avanti Cristo, non si è verificato alcun cambiamento significativo nella genetica, ciò significa che, nonostante le invasioni ed i flussi migratori successivi provenienti da Africa, Medio Oriente ed Europa, il dna della popolazione egiziana è rimasto sorprendentemente stabile. Esaminando poi come la genetica è cambiata nel Paese fra l’epoca storica attribuita alle mummie prese in esame ed i tempi moderni, sono emerse delle differenze significative. Si è scoperto infatti che i moderni egiziani hanno molto più in comune con gli africani subsahariani rispetto ai loro antenati, che hanno invece una più stretta affinità genetica con popoli antichi del Vicino Oriente e con quelli che in epoca neolitica abitavano l’Anatolia. Ciò suggerisce che negli ultimi anni vi sia stato un maggiore afflusso di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana in Egitto, probabilmente grazie ad una maggiore mobilità lungo il Nilo o forse un afflusso di schiavi provenienti dalle vie commerciali trans- sahariane negli ultimi 1500 anni.

L’aspetto più rivoluzionario di questo studio è sicuramente il fatto di essere riusciti ad estrarre l’intero genoma da alcune delle mummie. Il clima caldo dell’Egitto, gli elevati tassi di umidità in molte tombe ed alcuni prodotti impiegati per l’imbalsamazione contribuiscono al degrado del DNA, dunque pareva un’impresa quasi impossibile inizialmente. Attraverso un’attenta analisi di ossa e denti si è però riusciti ad estrarre abbastanza DNA per fare un’analisi genetica completa e ciò potrebbe aprire nuovi orizzonti per quanto riguarda ulteriori studi in futuro.

Il Team di Breaknotizie

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