Le origini degli attentatori di Parigi

Le origini degli attentatori di Parigi

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Farad Koshrokhavar ha compiuto degli studi interessanti sui terroristi che hanno colpito, lo scorso 13 novembre, la città di Parigi. Attraverso una ricerca sociologica che tenesse conto anche del luogo di nascita degli attentatori, lo studioso ha voluto dimostrare che, il fenomeno del terrorismo, nasce nelle periferie europee. Quasi tutti gli attentatori che hanno compiuto la strage al Bataclan sono cittadini parigini che hanno maturato un odio profondo verso le istituzioni francesi e un fanatismo religioso che ha posto le radici in una sbagliata interpretazione del Corano.

Nel 2001, dopo la caduta delle Torri Gemelle, abbiamo pensato di combattere la guerra al terrorismo andando a snidare i terroristi nelle caverne dell’Afghanistan e nei villaggi dell’Iraq, perché il male, per noi, era qualcosa che, concettualmente, proveniva fuori dai nostri confini. Con le ricerche di Koshrokhavar, dall’assalto alla redazione di Charlie Hebdo fino ai terribili fatti di Parigi, il gruppo di attentatori potrebbero essere giovani provenienti dalle banlieue, periferie in cui il tasso di disoccupazione è più alto rispetto ad altre zone della Francia.

Ma è davvero così? Dobbiamo dunque pensare che stiamo annidando nelle nostre periferie giovani pronti a morire per sovvertire il nostro modo di vivere o c’è di più? Dietro ai volti dei terroristi di Parigi potrebbero nascondersi personaggi provenienti da altri Paesi, tra cui la Siria e la Libia, e non dobbiamo nemmeno dimenticare il traffico di armi tra l’Isis e la Turchia, notizie che i media difficilmente vogliono comunicarci.

Gli studi di Koshrokhavar, nonostante il grande interesse che suscitano, non possono spiegare un fenomeno come il terrorismo nella sua totalità. Ma è anche vero che, negli ultimi vent’anni, la Francia ha subito altri attentati, sempre di matrice islamica, come quello di Rachid Ramda che, nel 1995, aveva fatto saltare con una bomba la vecchia metropolitana di Saint Michelle a Parigi. Anche Amedy Coulibaly, il terrorista che ha sequestrato dei civili in un supermercato nel gennaio del 2015, ha agito sotto la spinta di un fondamentalismo islamico che si è nutrito nelle periferie parigine.

Per Koshrokhavar bisogna intervenire affinché si possa sviluppare un processo di integrazione fra gli Stati ed evitare che i giovani francesi, belgi e di altre nazionalità europee possano avvicinarsi all’estremismo jihadista. Il fascino perverso che associazioni criminali come l’Isis hanno nei confronti di questi giovani è innegabile: ma per loro non è soltanto un fattore religioso, come pensa la maggioranza della popolazione. A spingere questi ragazzi ad arruolarsi in organizzazioni come l’Isis potrebbe essere la possibilità concreta che hanno di ricevere uno stipendio, armi e passaporti falsi per spostarsi in Europa.

Un quadro davvero allucinante quello che gli studi e le ricerche del dottor Farad Koshrokhavar stanno portando alla luce, ma anche una verità con cui, forse, l’intera Comunità Europea dovrà fare i conti. Sono oltre venticinquemila le persone nel mondo che hanno lasciato le proprie case per raggiungere lo Stato Islamico. L’obiettivo di spargere il terrore è un sentimento atavico e che nasce da una situazione di disagio e povertà. Ma sembra che in questa guerra tra civiltà, i giovani jihadisti non cercherebbero il riscatto sociale, ma il terrore, proprio per impedire ai cittadini europei di vivere serenamente.

Infine, secondo Koshrokhavar, in Europa siamo già in ritardo e, se vogliamo impedire che altri giovani delle banlieue, ma anche delle periferie italiane, si arruolino nelle milizie dello Stato Islamico dobbiamo dare più lavoro agli emarginati e iniziare a sviluppare una maggiore empatia verso le classi più povere che, purtroppo, sono quelle più facilmente manovrabili dai gruppi di estremisti come l’Isis.

Il team di BreakNotizie

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