Le indagini sulla vicenda di Charlie Hebdo fermate dal segreto militare

Le indagini sulla vicenda di Charlie Hebdo fermate dal segreto militare

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In Francia le indagini riguardanti il caso “Charlie Hebdo” sono state fermate dal governo, che ha fatto valere il “segreto militare”.

Il blocco è stato comunicato da Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni transalpino, e pertanto non potranno essere portate avanti le indagini riguardanti Amedy Cuolibaly, l’uomo di trentadue anni che, dopo essersi asserragliato all’interno di un supermercato di Porte de Vincennes, aveva compiuto una strage uccidendo cinque clienti dell’Hyper Casher, prima di finire ucciso a sua volta dai colpi sparati dagli agenti dei corpi speciali che erano giunti sul luogo.

La vicenda risale allo scorso 9 gennaio, data nella quale due terroristi si erano introdotti all’interno della redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo, dove avevano ucciso quasi tutti i componenti della redazione stessa. Un’azione seguita come dei professionisti, a cui era seguito però un errore inspiegabile da parte di persone così fredde: dimenticare nella Citroen che era stata usata per fuggire un documento d’identità al momento di continuare la fuga su un’altra auto.

Il documento è stato ritrovato dalla polizia e apparteneva a Said Kouachi. Da questo le forze dell’ordine sono immediatamente risalite agli esecutori della strage, i fratelli Kouachi, Said, l’intestatario del documento, e Cherif, entrambi da tempo noti alla polizia francese per le loro attività legate all’estremismo islamico.

L’azione di Coulibaly si svolse proprio mentre i fratelli Kouachi erano impegnati nella fuga e questo distolse per qualche ora l’attenzione dell’opinione pubblica, poiché tutte le emittenti televisive francesi e straniere ripresero la scena dell’uccisione di Coulibaly, a seguito dell’attentato antisemita portato a termine contro il supermercato kosher.

Così l’uccisione dei due fratelli Kouachi non fu vista da nessuno, e la loro morte è stata ufficialmente definita come esito di una sparatoria che aveva impegnato un gruppo di agenti a Dammartin en Goele, una località che si trova a circa novanta chilometri di distanza dalla capitale francese. L’ordine di eseguire contemporaneamente le due irruzioni fu dato personalmente dal Premier francese Francois Hollande, dell’uccisione dei due terroristi è stato anche mostrato un breve filmato nel quale si può vedere un bagliore nel buio della sera.

Dopo la sparatoria che portò alla sua morte, il cadavere di Coulibaly restò per alcune ore sul marciapiede. Quando era entrato nel supermercato, era armato con due pistole Tokarev, un fucile d’assalto simile ai kalashnikov e un mitra Skorpion, tutte armi di fabbricazione cecoslovacca. Essendo armi da guerra la loro circolazione non è ammessa in territorio francese, e quindi la prima domanda che si sono posti i giudici istruttori riguardava proprio chi le aveva fornite a Coulibaly.

Una domanda che ora, dato il segreto militare invocato dal ministro Cazeneuve, rimarrà senza risposta, ma che da adito a un’altra serie di domande proprio sulla questione “segreto militare”. Qualcuno ipotizza che i giudici stessero per arrivare troppo vicini alla soluzione del caso e alle verità che sono ancora nascoste dietro la tragedia avvenuta nella redazione di Charlie Hebdo. Qualche tempo fa, alcune indiscrezioni pubblicate da un quotidiano francese avevano rivelato che le armi erano state fornite a Coulibaly da una “rete” nella quale si trovavano anche forze dello “Stato”.

Il team di BreakNotizie

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