Le Elites hanno spodestato il popolo

Le Elites hanno spodestato il popolo

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di  Luciano Lago

Situazione stagnante e degrado culturale e sociale delle società europee sono il panorama che ci offre l’Europa odierna che ha smarrito (quando non rinnegato)  le sue radici. “Status quo” è un modo di dire in latino che descrive il disastro in cui ci troviamo.

Esiste soltanto una domanda di rilievo per l’avvicendarsi di elezioni democratiche (?) che si svolgeranno in Europa nel corso del 2017, vogliamo continuare come stiamo oppure no?

Un distinto autore  ha descritto l’impostazione del modello creato con l’Unione Europea come quella che potrebbe ben delinearsi come una forma di “democrazia liberale inerziale”.

Si tratta del modello che è stato ricostruito dall’Europa ed in generale dall’Occidente  dopo la Seconda Guerra Mondiale ma senza un vera fede in quello, un sistema meno peggiore  di altri, considerati modelli totalitari ed assolutisti, ma senza un’anima e senza dei veri  principi culturali che ne siano alla base. Si evidenzia  la vera maschera formale che lo ha trasformato nel tempo, con le generazioni più recenti che lo hanno ereditato e che, non avendo in vista un modello opposto come antagonista, non lo hanno valorizzato nè fatto evolvere  nella giusta misura.

Questo è in realtà un disastro. La questione è se il disastro sarà trascinato fino al suo esito finale, con la sparizione effettiva del vecchio modello ereditato della democrazia liberale che va a confluire nel marasma della tirannia relativista che abbiamo imparato a conoscere come il “politicamente corretto” imposto dal progressismo dominante o se si interromperà lungo la traiettoria temeraria che abbiamo intrapreso.

Ne consegue che non risulta eccessivo interpretare lo spirito culturale  attuale come uno scontro quasi apocalittico tra la  tirannia idiota del nostro tempo, quella del “pensiero unico”, opera di pseudo proclamate elites e dei loro serventi, contro la causa dei popoli.

In questa lotta epica si distinguono  al momento  alcune  figure  antagoniste rispetto al modello politico globalista dominante, in Europa come  negli Stati Uniti, paese molto rilevante per l’Europa ed il resto del mondo.  Negli USA è senza dubbio la figura di Donald Trump, con tutti i suoi limiti che, piaccia o no, che si impone come alternativo rispetto all’establishment  di potere.   Di fronte a lui si è sollevata a contrastarlo ed a screditarlo tutta l’Europa ufficiale del pensiero unico, tutto il mondo dei media prostituiti alle centrali di potere dominante.

Come ormai da consuetudine, gli esponenti politici che vogliono cambiare il sistema di potere delle elites vengono presto etichettati come “populisti”, in contrasto con gli apologeti del globalismo mondialista che reclamano l’abolizione delle frontiere e degli Stati Nazionali.

Quello che richiedono i movimenti “populisti” si può riassumere fondamentalmente nel ritorno alla sovranità degli Stati, al controllo delle frontiere e all’arresto dell’ondata migratoria che mette in pericolo l’assetto sociale dei paesi europei.

La sovranità secondo il Diritto classico, una attribuzione sostanziale di ogni Stato, è quella creatura giuridica che esisteva prima di abdicare al suo superiore gerarchico, nella catena dei concetti, la Burocrazia.

La sovranità precedeva  la facoltà del sovrano di esercitare il suo potere che è qullo dello Stato sul suo territorio e verso i suoi sudditi. Dopo l’età moderna questa si è mantenuta con i limiti dei diritti e delle libertà personali, nella sua accezione democratica la sovranità appartiene al popolo (che la esercita nelle dovute forme). La sovranità queindi viene fatta risalire al popolo come principio scritto in quasi tutte le costituzioni europee.

La elite giudica questo un concetto astratto non più in linea con le esigenze del sistema del potere finanziario, non conforme alle esigenze del mercati, una enunciazione teorica che serve per ingannare la percezione del “popolino” e convincerlo dell’esistenza di una società democratica (di facciata) dove in realtà si impongono arbitrariamente gli interesi delle grandi lobby e delle consorterie dominanti collegate alle elite.

Tuttavia nella Storia non è stata sempre questa  una costante e la sovranità aveva un suo profondo significato nelle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno lottato per ottenere il rispetto della libertà personale, dei diritti sociali, della  proprietà individuale e dei limiti ai governi perchè questi rispettassero le leggi e non le direttive provenienti da oligarchie superiori allo Stato ed alle sue leggi.

Alla fine rimane chiaro che l’attuale elite di potere ritiene che la sovranità ed i limiti al potere dello Stato siano soltanto un mito astratto e che non ci si debba soffermare  su questi concetti considerati superati e inglobati nella melma del globalismo ma che si debba orientare le masse verso le questioni essenziali come il multiculturalismo, il relativismo morale, la liberalizzazione dei costumi, le libertà sessuali, le coppie gay, l’educazione gender, ecc.. Per ottenere tutto questo, il mito di una società globalizzata e libera, garante dei diritti individuali e della libertà di morale, ci vuole una adesione completa, un atto di fede assoluta.

Conchita Wurst - transgender
Conchita Wurst – transgender

Il processo verso questo nuovo sistema in Europa è graduale ma irrefrenabile, sospinto da possenti centrali di diffusione mediatica  e di condizionamento mentale. L’arbitrarietà delle imposizioni è divenuta una caratteristica naturale degli Stati burocratizzati che ci governano. L’imposizione della norma viene travestita sempre come una soluzione tecnica corretta che il cittadino non è in grado di comprendere ma a cui si deve adeguare. Una forma di Provvidenza  laica amministrata da personaggi che sono negli oscuri meandri della Burocrazia ma che vigilano per il “nostro bene”.

Si può citare ad esempio la stessa Unione Europea, che nei progetti doveva arrivare non soltanto ad una unione effettiva fra i suoi popoli ed una crescita economica effettiva. Tuttavia oggi è divenuto palese che la sostenibilità economica della UE dipende da fattori relativamente estranei ai governi, come il livello dei parametri  finanziari, rating, tassi di interesse, spread, ecc. Dal  prezzo del greggio, inclusa la artificale soppressione del denaro che viene finalizzato al totale controllo bancario del circolante con consolidamento delle disuguaglianze.

La politica di un solo Stato quello più forte, la Germania, influenza tutte le scelte in materia economica degli altri soci dell’unione e sottopone gli  stati più deboli ad un processo di  colonizzazione economica di fatto che apporta benefici escusivamente a Berlino e produce una quantità di contrasti, di scompensi,  di contrapposizione di interessi, di concorrenza sleale che mai si era verificata prima nella Storia recente del continente. Una Unione che non aggrega ma che disgrega.

Il fattore immigrazione inoltre è quello che si è concretizzato come  ulteriore leva di destabilizzazione sociale dei paesi europei e che ha reso ancora  più acuto il contrasto fra i vari stati, quelli favorevoli all’apertura indiscriminata delle frontiere e quelli restii ad accettare l’ondata migratoria pilotata da precise contrali esterne di destabilizzazione. Un contrasto talmente forte da poter rappresentare il coperchio che salta dalla pentola in ebollizione.

Ancora una volta il paese guida nel processo, la Germania, fedele alla sua linea, ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue improvvisazioni nel voler accettare e fare proprie aperture universalistiche e illusorie che si stanno rivelando poi ingovernabili e che hanno prodotto scontri, tensioni sociali e l’insorgere del terrorismo. Facile prevedere che sarà il  governo della Merkel il primo ad essere travolto dall’ondata di scontento e recriminazioni che sua improvvisata apertura ha determinato nell’opinione pubblica.

Lo stesso accade altrove al cospetto di giganteschi problemi posti dallo sviluppo degli avvenimenti, migrazioni epocali, rischi di conflitto, tensioni provocate da interessi contrastanti, sanzioni alla Russia, rapporti con la Turchia, guerra in Siria e coinvolgimento di Stati europei.  Non soltanto l’Unione ma lo stesso sistema politico e sociale creato nel corso degli anni mostra tutta la sua fragilità e le sue crepe, mancando alla base di quei valori e quei principi su cuo si reggevano in passato gli Stati Nazionali, oggi privi di una propria politica e subordinati e subalterni ad un unico potere esterno, quello dell’Impero USA.

Di fronte alle minacce esistenziali che attualmente deve affrontare l’Europa, dall’immigrazione al terrorismo, alla crisi economica, all’invasione islamica del continente, la debolezza interna sul piano economico, culturale e sociale, dovuta fondamentalmente alla presenza di una elite depravata, incapace di rappresentare gli interessi dei popoli, ostile ai valori tradizionali europei, pilotata da interessi estranei, mostra tutta la sua inconsistenza  ed incapacità di reagire.

Da quello che Juan Manuel De Prada definisce a ragione “el putridero europeo” (il putridume europeo) difficilmente potrà sorgere uno scatto o  una reazione, sicuramente non dai vertici,  a meno che l’iniziativa venga presa dal basso, da quelle minoranze attuali che hanno fatto la scelta  di non arrendersi anche a costo di rimanere in piedi fra le rovine.

 

 

 

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