Le donne polacche hanno vinto: bocciata la legge sull’aborto

Le donne polacche hanno vinto: bocciata la legge sull’aborto

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People attend the anti-government, pro-abortion demonstration in front of the Polish Pariament in Warsaw on September 22, 2016. / AFP / WOJTEK RADWANSKI (Photo credit should read WOJTEK RADWANSKI/AFP/Getty Images)

La protesta delle donne polacche ha bloccato la contestata legge sull’aborto, ma il presidente Kaczynski non molla.

A fine settembre la camera bassa ha licenziato un provvedimento che se fosse divenuto legge avrebbe reso l’aborto quasi letteralmente impossibile per le donne polacche. Nonostante fossero necessari altri due passaggi parlamentari, le rimostranze delle donne polacche si sono fatte sempre più frequenti e a inizio ottobre vi è stato anche uno sciopero generale tutto al femminile, indetto dal “Czarny Protest”, il movimento nato per contrastare il progetto di legge del presidente Kaczynski.

Alla fine quest’ultimo sembra uscire sconfitto, perchè in sede di seconda lettura le forze parlamentari hanno dato vita ad un voto che ha bocciato il provvedimento. La Polonia resta quindi con la legislazione attuale per quanto riguarda questa delicata tematica, legislazione che ad ogni modo si continua a segnalare come tra le meno permissive del Vecchio Continente. Allo stato attuale delle cose l’aborto è concesso solo in tre casi: violenza sessuale, pericolo di vita per la gestante e presenza di gravissime malformazioni. Il risultato di una normativa così restrittiva, secondo alcune associazioni umanitarie e movimenti femministi sono le oltre 100 mila donne che ogni anno varcano i confini nazionali per poter porre fine ad una gestazione non voluta. 

Ma come hanno fatto le donne polacche a bloccare la nuova legge? Lo sciopero è stata un’arma vincente e l’idea ha preso corpo pensando a quanto avvene in Islanda nel 1975: quell’anno le donne islandesi passarono un giorno intero senza lavorare e senza prendersi cura del focolare domestico. La volontà era quella di dimostrare quanto l’apporto della donna fosse decisivo nella società islandese e come fosse quindi un sacrosanto diritto richiedere un trattamento sulla base di principi di uguaglianza tra uomini e donne.

Per capire il successo dell’iniziativa delle donne contro il governo di Varsavia basti pensare al fatto che il paese è uno dei più cattolici del mondo e nonostante ciò lo sciopero ha avuto punte di adesione anche dell’80%. Ora il disegno di legge che se approvato avrebbe reso concreto il rischio del carcere per le donne che avessero abortito al di fuori dei casi previsti dalla nuova normativa, risulta bocciato dal Parlamento. Tuttavia Diritto e Giustizia, il partito attualmente alla guida del paese, non sembra dell’idea di darsi per vinto. Lo fanno capire le parole del presidente Kaczynski, il quale parlando ad un gruppo di suoi supporter ha affermato che la sua intenzione è quella di arrivare all’approvazione di una legge che consenta la nascita di un bambino anche se vi dovesse essere la certezza di una sua morte subito dopo. Il motivo di tale volontà risiede nella possibilità di battezzare il nascituro e dargli quindi un nome e una identità poco prima della morte. Le polemiche sono quindi destinate a montare nuovamente nel paese, dove per ora il movimento femminista di “Czarny Protest ha però vinto la prima importante battaglia.

 

 

Il team di BreakNotizie

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