L’avvento del cittadino digitale: luci e ombre economiche dell’anagrafe unica

L’avvento del cittadino digitale: luci e ombre economiche dell’anagrafe unica

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Code interminabili, disservizi, mancanza di personale, giorni di ferie e di permesso persi dietro a rimpalli continui: non c’è da stupirsi se molti italiani rinunciano spesso a modificare i dati sulla propria carta d’identità pur di evitarsi inenarrabili odissee negli uffici comunali. I limiti della nostra burocrazia sono ormai ben noti ai cittadini, che hanno finito col rassegnarsi alla situazione.

In che modo allora reagiranno gli italiani con l’avvento dell’anagrafe unica digitalizzata? Entro la fine dell’anno infatti il governo Renzi ha annunciato che verrà attivata l’Anpr, Anagrafe nazionale della popolazione residente, uno dei cardini principali della conversione digitale del nostro Paese. Questo progetto si affiancherà ad altri due: la fatturazione elettronica per i pagamenti inerenti la Pubblica amministrazione e l’identità digitale, e si pone come obiettivo quello di dar vita al “cittadino digitale”.
Sarà il ministero dell’Interno a dirigere il piano, mentre ad Agid sarà affidato il coordinamento delle varie attività in modo da facilitare le interazioni fra le amministrazioni e a Sogei infine spetterà il monitoraggio delle procedure da seguire.

L’Anagrafe unica dovrebbe far ordine una volta per tutte fra le oltre 50.000 banche dati gestite attualmente dall’amministrazione pubblica, consentendo il passaggio ad una sola banca dati centralizzata e evitando così il rischio di errori e di perdita di informazioni. Tuttavia la strada per l’attuazione rischia di essere irta di ostacoli.
“Io ci andrei con i piedi di piombo” – ha affermato il direttore dei sistemi informativi di Torino Sandro Golzio – “per non creare l’ennesima discrepanza tra le aspettative dei cittadini e i progetti di elevata complessità che tutte le amministrazioni comunali stanno affrontando”.

Fra meno di 30 giorni, infatti, toccherà per primi a Bagnacavallo e Cesella, centri urbani romagnoli con poco più di 114.000 abitanti, a portare nel futuro la pubblica amministrazione. A partire da metà febbraio poi, in via del tutto sperimentale, verranno coinvolti altri 23 Comuni, fra cui anche la città di Torino. Roma e Milano invece dovranno attendere un altro anno e si arriverà a coinvolgere un totale di oltre 6,5 milioni di italiani. La strada da fare però è ancor molto lunga ed è meglio non lasciarsi andare a facili entusiasmi, visto il flop precedente del famoso progetto riguardante la carta d’identità digitale a causa della mancanza di fondi comunali.

“L’anagrafe unica” – ha sottolineato Golzio – “non ha le aspettative e i limiti tecnici della carta d’identità elettronica. Il problema è solo capire cosa sia fattibile e cosa futuribile. Da anni Torino sta lavorando su migliaia di dati con il solo scopo di bonificarli: si scoprono errori negli indirizzi di residenza, dati duplicati, indirizzi che compaiono anche 4-5 volte perché per le vie con i nomi di persona vengono invertiti il nome e il cognome o appaiono appuntati. Ostacoli formali che limitano il progetto con il rischio di trasformarlo in un bagno di sangue per i Comuni coinvolti, che stanno sborsando direttamente dei quattrini per avviare la procedura di correzione e aggiornamento, visto che per il governo il progetto è a invarianza di spesa“.

Oltre alla modernizzazione radicale della macchina burocratica l’altro obiettivo è semplificare la vita del cittadino, che potrà fare richiesta dei diversi certificati in qualunque luogo si trovi ed ottenerli in tempo reale, risolvendo così uno dei problemi più annosi per i lavoratori e gli studenti fuori sede.
Ciononostante viene da chiedersi se ciò sarà attuabile realmente o se, purtroppo, ancora una volta sarà tutto legato alle risorse economiche dei Comuni, nella maggior parte dei casi insufficienti per far fronte a tutte le richieste. Basti pensare che il software applicativo utilizzato per l’Anagrafe implicherà manutenzione e assistenza, oltre ai costi aggiuntivi del personale amministrativo. Si stima un giro d’affari di circa 20 milioni di euro per le aziende esterne che forniranno ai Comuni tali software.

“La maggiore efficienza della macchina pubblica” – ha concluso Golzio – “si realizzerà solo con una visione d’insieme del sistema: l’Anagrafe è, infatti, il tassello di un puzzle nella riforma tecnologica”. E come ha evidenziato Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia: “Il problema sarà mettere insieme le piattaforme per andare verso l’interoperabilità dei dati e la loro compenetrazione”. Un processo che richiederà ai Comuni italiani uno sforzo non indifferente.

Il team di BreakNotizie

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