L’attuario, un mestiere che non conosce disoccupazione

L’attuario, un mestiere che non conosce disoccupazione

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Tutti coloro che sono alla ricerca di un mestiere in grado di assicurare grandi prospettive, dovrebbero prendere in considerazione quello di attuario.

Una attività che, almeno stando alle statistiche provenienti da Italia e stati esteri, non conosce disoccupazione. Negli Stati Uniti è stato il sito careercast.com, un portale che si occupa della ricerca di lavoro a livello globale, ad incoronarlo, proclamandolo miglior mestiere del 2015.
Eppure, se si chiede ad un comune mortale di spiegare cosa sia un attuario, la risposta o non arriva, oppure viene data in maniera lacunosa, scambiandolo per qualcos’altro.

Cos’è l’attuario e quali sono le sue mansioni

L’attuario non è altro che un mago dei numeri, una persona in grado di fare analisi statistiche, valutare i rischi di un dato investimento e prevedere cosa accadrà nell’immediato futuro di un settore contraddistinto dalla elevata volatilità.
I campi in cui gli attuari fanno valere le loro doti sono in particolare la finanza, i prodotti bancari, quelli assicurativi (in particolare i rami auto, vita e danni) e i fondi pensione. Non sono moltissimi, se si pensa che negli Stati Uniti la società che li raggruppa ne conta 24mila, 4mila in più di quelli operanti sul suolo del vecchio continente. Tra i ventimila europei, ci sono anche i 920 italiani, con un 57% di uomini.
Un settore comunque in rapida crescita, che ha visto un incremento del 45% nel corso del 2014, rispetto al totale di dodici mesi prima.

Sviluppi promettenti

Nella polemica innescata da un recente articolo comparso sul Fatto Quotidiano, firmato dal vicedirettore Stefano Feltri, in cui si affermava chiaramente come rivolgersi a facoltà umanistiche fosse un suicidio in chiave occupazionale, il dato riguardante gli attuari va ad inserirsi in maniera prepotente. Chi prende la relativa laurea, infatti, trova solitamente lavoro nel giro di un anno, con la limitata eccezione di un 10%. Anche chi non ce la fa nel primo anno, comunque, in un arco di tempo relativamente breve è destinato a sistemarsi, come ricorda il presidente dell’ordine italiano degli attuari, Fausto Belliscioni. L’albo esiste ormai da decenni e per farne parte occorre una laurea in Scienze attuariali, Finanza o Statistica.

Altri sbocchi per gli attuari

Altro sbocco verso il quale si indirizzano gli attuari è quello di risk manager, ovvero il gestore del rischio. Si tratta di una figura professionale molto utilizzata nel settore assicurativo e in quello industriale, non solo nelle imprese di grandi dimensioni. La sua mansione consiste nel consigliare gli investimenti che possono dare un maggiore ritorno e i soggetti cui rivolgersi ove si intenda chiedere credito oppure stabilire se non sia meglio puntare sull’autofinanziamento.
Mansioni che possono portare l’attuario a guadagnare quasi centomila dollari in media, all’anno.
La grande maggioranza degli attuari dislocati lungo la penisola, si concentra a Roma e Milano, un dato che non sorprende, considerata l’alta concentrazione di banche, imprese assicurative e altre interessate ad usufruire delle loro prestazioni.
Dati che fanno capire ampiamente come in un Paese ove il posto fisso diventa una chimera e la Buona Scuola obbliga a trasferimenti a centinaia di chilometri i professori che intendano lavorare, rivolgersi ad uno dei corsi di laurea per diventare attuario, potrebbe essere una scelta estremamente avveduta.

Il team di BreakNotizie

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