L’attentato di Capodanno ad Istanbul causato dai cambiamenti di strategia del governo turco?

L’attentato di Capodanno ad Istanbul causato dai cambiamenti di strategia del governo turco?

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L’attentato della notte di Capodanno ad Istanbul oltre a causare la morte di 29 persone, ha messo in evidenza la grande ostilità dell’ISIS contro la Turchia, una ostilità che di fatto é molto recente e legata a varie cause come ad esempio la situazione siriana ed il mancato colpo di stato nella stessa Turchia.

L’attentato eseguito nel locale notturno di Istanbul nella notte di Capodanno è corsa ormai nota ed ampiamente commentata da tutte le fonti di informazione mondiali; l’uomo armato che ha sparato all’impazzata all’interno del locale, ed è poi fuggito, non è stato ancora catturato, e sembra provenire dal Kirghizistan oppure dall’Uzbekistan. Quel che è certo è che l’ISIS, anche se non ha diffuso la sua identità, ha rivendicato l’attacco.

L’attentato di Capodanno non è certamente il primo nel Paese di matrice estremista, ma la situazione in Turchia è cambiata negli ultimi mesi, ed in effetti il governo di Istanbul era accusato di “chiudere un occhio” nei confronti dell’ISIS, sicuramente per questioni di opportunità, mentre la situazione attuale è cambiata.

La situazione precedente tra Turchia ed ISIS, riguardava molto da vicino la vicina Siria, ed il conflitto iniziato ormai 5 anni fa. Il governo di Istanbul ha sempre osteggiato il regime siriano ed il presidente Bashar al Assad, ed ha strinto alleanze con i gruppi ribelli dislocati nel nord della Siria aiutandoli nel combattimento. La Turchia ha sostenuto tutte le fazioni, sia le più moderate che le più estremiste, e le ha finanziate. Tra queste sia Ahrar al Sham, un gruppo che viene considerato vicino ad al Qaida, sia l’Esercito Libero Siriano, una delle formazioni meno radicali.

Per quanto riguarda l’ISIS, il fatto che lo Stato Islamico stesse combattendo contro i curdi, nemici anche della Turchia, aveva portato a “chiudere un occhio” nei loro confronti. Dal confine turco – siriano quindi potevano passare sia le armi che i “foreign fighters”, quei combattenti provenienti in gran parte dai paesi europei che andavano a rafforzare le file dello Stato Islamico.

Una strategia che per un certo periodo di tempo ha funzionato, poi sono avvenuti dei cambiamenti, come l’intervento in Siria da parte degli USA che sostengono i curdi contro l’ISIS; nel teatro mediorientale poi si è fatto più ampio il sostegno della Russia al regime di Assad, con le sorti della lotta tra il regime ed i ribelli che sono cambiate radicalmente.

A questo punto Recep Erdogan ha deciso di mutare la sua strategia, anche perché nel frattempo nel suo paese erano iniziati gli attentati ad opera dell’ISIS, e si era passati anche attraverso un tentativo di “colpo di stato”. Il primo punto di svolta risale al luglio 2015, quando un attentato a Suruc ha causato la morte di 32 persone, a seguito del quale da parte del governo della Turchia è arrivato l’ordine di eseguire dei bombardamenti su degli obiettivi siriani in mano allo Stato Islamico. Poi, 12 mesi dopo, il fallito colpo di stato, al quale Erdogan ha reagito facendo arrestare migliaia di dipendenti pubblici e militari; infine il diretto intervento militare in Siria.

L’attacco al Reina di Istanbul, che è stato rivendicato dall’ISIS, è solo la seconda rivendicazione, dopo quello di Diyabakir, nonostante allo Stato Islamico ne siano stati attribuiti altri, ed in questo caso sembra che non sia stato, come di consueto, solo ispirato ma addirittura ordinato da Abu Bakr al Baghdadi, come ritorsione per i bombardamenti effettuati su al Bab.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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