L’addio di Matteo Renzi e la situazione dei conti pubblici: sull’Italia aleggia lo spettro della recessione

L’addio di Matteo Renzi e la situazione dei conti pubblici: sull’Italia aleggia lo spettro della recessione

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Cosa lasciano in eredità al nuovo esecutivo le politiche di Matteo Renzi? Ecco la situazione dei conti pubblici italiani e le prospettive per il 2017.

Il passaggio di consegne tra Paolo Gentiloni e Matteo Renzi ha posto fine alla crisi di Governo seguita al voto del 4 dicembre scorso, ma potrebbe segnare una discontinuità nell’azione dell’esecutivo, oltre che nelle modalità con cui il confermato Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, imposterà il dialogo con l’Unione Europea. Infatti, al netto degli annunci e della propaganda elettorale che ha “drogato” l’avvicinarsi alla tornata referendaria, alcuni commentatori hanno fatto luce sulla disastrosa situazione dei conti pubblici e sulla pesante eredità delle riforme di Renzi che ora graveranno sulle spalle di Gentiloni.

UNA SCOMODA EREDITÀ – Crescita economica bloccata, crisi dei grandi istituti di credito (Monte dei Paschi in primis) e situazione drammatica dei conti pubblici: sono queste alcune delle problematiche sul tavolo del nuovo premier. Con Matteo Renzi momentaneamente defilato, è probabile che le politiche economiche dell’ultimo anno possano affossare l’ex Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni: dove reperirà il Governo appena insediato le risorse necessarie ad affrontare le impellenti incombenze? Stando ad alcune proiezioni, serviranno rispettivamente circa 19 e 23 miliardi di euro per le prossime due manovre (per evitare un’Iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nel 2019): l’esecutivo, al pari di quelli cosiddetti “tecnici”, sarà costretto a reperire questa liquidità attraverso l’innalzamento delle tasse e l’inasprimento dei tagli in alcuni settori.

NUOVI ATTRITI TRA ROMA E BRUXELLES
– Come è noto, infatti, il braccio di ferro tra Renzi e il duo formato dal Vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e il Commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha scavato un solco tra Roma e Bruxelles: questi, attraverso la famosa “lettera” dello scorso maggio, avevano concesso un margine del 2,3% per quanto riguarda il deficit 2016, a patto che il Governo italiano si impegnasse a portare il rapporto Deficit/PIL al di sotto dell’1,8%. L’intermediazione di Padoan aveva evitato l’apertura di una procedura di infrazione, ma l’ultima Legge di Bilancio approvata in Parlamento ha certificato la mancata ottemperanza di tale impegno, innalzando anzi il deficit strutturale dell’Italia. Toccherà ancora al Ministro dell’Economia riaprire il dialogo con l’UE dopo quest’ultima “forzatura” di Renzi? A gennaio il suo dicastero dovrà inoltre reperire 2 miliardi di euro per la stessa Legge di Bilancio 2017 ed evitare di irritare Moscovici.

LO SPETTRO DELLA RECESSIONE
– Parte del deficit di cui si diceva prima è stato “usato” per scongiurare l’aumento dell’Iva e delle imposte, ma in questo modo lo Stato si è ulteriormente indebitato. Tuttavia, dal momento che nel 2017 sarà impossibile per Gentiloni proseguire questa strategia e fare nuovi debiti, è chiaro che saranno effettuati dei dolorosi tagli al fine di mantenere l’Iva ai livelli attuali. Lo spettro della recessione, al contrario di quanto si scriveva pochi mesi fa, torna ad aleggiare sull’Italia e, al momento, è difficile che un esecutivo “a tempo” (nato col solo scopo di portare il Paese verso le elezioni) possa rispondere a queste emergenze. Le macerie lasciate da Renzi e le poco incoraggianti prospettive di crescita rischiano di diventare esiziali per la nostra economia.

 

 

Il team di BreakNotizie

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