Lactalis: gli allevatori scendono in piazza

Lactalis: gli allevatori scendono in piazza

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Lo scorso 13 novembre 2015, gli allevatori hanno organizzato una manifestazione di protesta presso la sede dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato a Roma.

La cosiddetta ‘guerra del latte’, dunque, è arrivata nella Capitale ed ha visto protagonisti moltissimi allevatori provenienti da ogni parte d’Italia. Ma cosa viene contestato all’Antitrust? Le proteste degli allevatori sono finalizzate a ristabilire l’equilibrio contrattuale che, al momento, è messo a repentaglio da Lactalis, una multinazionale francese che ha assorbito marchi del calibro di Parmalat, Locatelli, Invernizzi e Cademartori. Senza dubbio, Lactalis è il gruppo più grande del mercato della produzione lattiero-casearia.

Ad aver scatenato l’ira degli allevatori è stata la proposta di aumentare il costo del latte di un centesimo al litro. Tale categoria, infatti, ha fatto presente che molte stalle sono a rischio chiusura. A spingere la Coldiretti a scendere in piazza, quindi, è stata la provocazione lanciata dalla Lactalis di alzare il prezzo del latte. Dal canto suo, l’Antitrust ha reso noto che c’è la volontà di risolvere la questione entro i primi giorni del mese di dicembre. La tensione, però, è alle stelle e la protesta potrebbe degenerare. Il 13 novembre, presso la sede dell’Antitrust sono apparsi striscioni in cui si chiedeva di tutelare il lavoro e di fermare le speculazioni. Inoltre, in Piazza è stata rovesciata polvere di latte considerata il simbolo della protesta contro la Lactalis. Proprio la multinazionale francese, infatti, voleva utilizzare la polvere di latte sia negli yogurt che nei formaggi. Stando a quanto dichiarato dalla Coldiretti, pare che si tratti di un ricatto in piena regola da parte dei francesi.

A questo punto, non resta che capire quale sarà la direzione che deciderà di prendere il governo di Matteo Renzi. Senza alcun dubbio, la questione è molto complessa. Per prima cosa, sarebbe interessante capire con precisione i termini dell’accordo con la francese Lactalis. Solo in questo modo, infatti, si avrebbe la possibilità di chiarire l’effettivo impatto sull’economia italiana. Di sicuro, comunque, un simile squilibrio comporterà un terremoto nella già compromessa economia italiana e non è affatto da escludere che una simile situazione possa riverberarsi negativamente anche nel mercato del lavoro già messo a dura prova.

Cosa fare, dunque? Fino a pochi anni fa, la politica ha trainato le nostre aziende verso una globalizzazione che sembrava poter rappresentare la panacea di tutti i mali. Ad oggi, però, sono in molti a chiedere al governo di tutelare le micro-realtà economiche per tentare di ‘salvare il salvabile’ e ricostruire quel retroterra socio-economico ormai quasi del tutto sparito. L’alternativa sarebbe rappresentata da una svendita alle multinazionali del made in Italy nella speranza che, nel tempo, esso non venga privato di quel know-how italiano che ha consentito ai prodotti nostrani di essere conosciuti ed apprezzati in ogni parte del mondo. Il governo è ad un bivio e, nel più breve tempo possibile, dovrà riuscire a fornire una soluzione a tutti quegli allevatori ormai stretti nella morsa di una crisi economica senza precedenti. Andare avanti senza paura verso la globalizzazione o fare un passo indietro e tutelare i diritti dei singoli produttori?

Il team di BreakNotizie

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