La vittoria di Donald Trump, la fine delle dinastie

La vittoria di Donald Trump, la fine delle dinastie

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Dopo la vittoria di Trump, molti giornali aprono con il titolo ”America sotto shock”. Ovviamente è una contraddizione in termini, perchè proprio gli americani hanno preso questa decisione ed è stata quindi l’america a mostrare disaccordo con la linea predominante e di volere un taglio con il passato. Vediamo, al di là degli slogan della campagna elettorale, cosa rappresenta veramente la vittoria di Trump.

di Patrizio Ricci

Un estremista ineleggibile: è così che i media avevano descritto Trump per tutta la campagna elettorale americana. Addirittura in lizza era sceso anche il presidente Obama. Lo aveva fatto in maniera rozza. Aveva detto che se avesse vinto Trump, la stessa democrazia, avrebbe corso un serio pericolo.
Ma il timore in realtà non era per la democrazia ma che il progetto del ‘New Deal’, dell’impero mondiale, fosse messo in discussione. Perciò tutto l’establishment  politico-militare-industriale ha cercato di indirizzare il voto, insinuando la paura tra gli elettori americani .

L’elezione di Hillary Clinton avrebbe significato la perpetuazione al potere dell’ establishment politico delle guerre in medioriente ed in Africa, responsabili della nuova guerra fredda tra gli Usa e la Russia. Avrebbe significato la perpetuazione dell’occupazione dei posti di potere da parte dei dirigenti delle multinazionali che hanno decuplicato i guadagni  con le guerre, i sotterfugi e con le inique alleanze con gli imperi del terrorismo mondiale. Negli ultimi 25 anni, l’apparato industriale ha semplicemente spostato i suoi manger dalle aziende ai posti chiave dell’amministrazione Usa e viceversa. Da George Bush in poi, è stato privatizzato tutto, anche l’esercito tanto che la Helliburton e altre compagnie private sono diventate il secondo esercito degli Stati Uniti: lo scopo del profitto è stato messo al di sopra di tutto, anche della morale, della stessa costituzione, al di sopra dell’interesse del popolo americano.

Ma inaspettatamente non ha vinto la menzogna, non hanno vinto i giochi di prestigio. Trump giustamente ha detto durante la campagna elettorale “la nostra politica estera non vince lucrando di alcune offerte commerciali in più”. Hillary era la candidata ideale per le banche e per il sistema di potere che vive sui disastri e le ricostruzioni, che prospera sull’instabilità del medioriente. E’ per questo che questa mattina si è registrato un momentaneo crollo delle borse mondiali. La grande finanza che pospera sui disastri mostra così la propria meschinità: tutto era preparato, c’era solo l’incomodo del voto e nel voto democratico gli americani hanno mostrato il loro disaccordo. Vuol dire che il popolo americano non è così ingenuo: ha ritenuto che i temi proposti da Trump, come quello della revisione della politica estera , l’immigrazione controllata, non sono temi a cui è insensibile.

I media hanno prodotto una disinformazione  grossolana. Hanno nascosto che  la posta in gioco era la perpetuazione delle dinastie fuse con il potere militare-industriale e con i centri di potere che auspicano un impero mondiale a totale detrimento degli altri popoli e dei deboli. La disinformazione ha fatto invece passare il messaggio che Trump è un uomo razzista, misogino, anti-immigrati. Dietro queste critiche non sincere , si nasconde in realtà il fastidio per le critiche che Trump ha fatto al sistema che ha portato alla guerra in Iraq, in Libia ed in Siria e che ha portato gli Usa alla recessione che attualmente si accingeva a risolvere con ulteriori guerre con il rischio della terza guerra mondiale.

Sarà un cammino lungo e difficile. Trump troverà molte resistenze. Perché possa governare , tutto dipenderà dai suoi diretti collaboratori. Per questo, prima di ogni cosa, dovrà rimuovere dai posti chiave dell’amministrazione Usa molta gente che attualmente tiene in ostaggio il paese

 

 

 

 

http://www.lplnews24.com/2016/11/la-vittoria-di-donald-trump-la-fine.html

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