La vita di ogni uomo è una via verso se stesso

La vita di ogni uomo è una via verso se stesso

- in Spiritualità
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Che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e così si ammazzano gli uomini in grande quantità, mentre ognuno di essi è un esperimento unico e prezioso della natura. Se non fossimo qualcosa più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola di fucile, non ci sarebbe senso a raccontare storie.

Però ogni uomo non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico particolarissimo, in ogni caso importante e degno di nota, il punto dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola e mai più. Perciò la storia di un uomo è importante, eterna, divina, fino a che vive e adempie il volere della natura, meravigliosamente degna di ogni attenzione.

In ognuno lo Spirito è divenuto forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocefigge un redentore.
Pochi sanno oggi che cosa sia l’uomo, molti lo avvertono e perciò muoiono più facilmente.
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero.

Nessun uomo è mai stato interamente se stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, ognuno come può. Ognuno si porta dietro fino alla fine i resti della propria nascita, umori e gusci d’uovo d’un mondo primordiale. Certi non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Qualcuno è uomo sopra e pesce sotto. Ma ognuno è un tentativo della natura verso l’uomo. Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, sviluppandosi dalle profondità si affanna verso la propria meta.

Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può capire veramente sempre solo se stesso.

Dal “Demian” di Hermann Hesse

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Quando l’essere umano tende alla propria crescita interiore, al superamento dell’io individuale nella ricerca e nella “sincronizzazione” con il Sé collettivo e cosmico, allora si compiono in lui le “nozze alchemiche“, egli è compenetrato e identificato con “ReiKi“, e la coscienza universale, portata dentro di lui, crea energia vitale e ne mette in moto la circolazione energetica.

Il simbolo della croce, che non è un simbolo appartenente soltanto al mondo cristiano ma reperibile in tutte le antiche culture, rappresentava, soprattutto ed a partire dalla cultura tantrica, la suddivisione della realtà in due diversi piani: quello verticale, che rappresenta Shiva, principio di coscienza trascendente, rivolto infatti verso il cielo, e Shakti, principio di energia immanente, braccio orizzontale della croce a significare il piano terreno e materiale, lo stesso per la suddivisione della cultura cristiana in Padre, Figlio e Spirito Santo, con l’eccezione del Figlio posto nella parte bassa del braccio verticale, simboleggiante la natura divina nel Cristo e nell’uomo figlio di Dio.

Come in Shiva e Shakti, se il principio della coscienza è maschile, la forza della vita è femminile, è la Dea della natura, la Grande Madre delle culture primitive, la Shekhinah dei cabalisti e degli alchimisti, è il principio della fertilità e dell’amore, i suoi elementi sono la terra ma soprattutto l’acqua, con la quale presenta delle fortissime affinità; è l’energia che muove la creazione usando l’amore ed il piacere, l’estasi e l’attrazione sessuale; è la vitalità e la bellezza che separa in modo abissale il regno minerale da quello vivente.

Tutto nel cosmo è energia, la materia stessa, (e questo ce lo dice anche la scienza moderna), è energia bloccata nella forma, e mentre nella creazione dell’universo materiale la linea evolutiva va dal principio di coscienza verso l’energia e poi verso la forma fisica, l’evoluzione spirituale dell’uomo procede (integrando e non distruggendo), dal mondo fenomenico verso la comprensione e la manipolazione dell’energia vitale, fino alla consapevolezza della coscienza.

La comprensione profonda e personale di questa realtà “olistica” comporta un radicale cambio di direzione esistenziale; la presa di coscienza di valori superiori basati sulla vita, intesa come qualcosa di reale e prezioso, sposta l’attenzione e quindi la direzione stessa dei comportamenti, delle motivazioni e degli interessi verso la vita stessa con un nuovo orizzonte di approcci e di esperienze.

L’apertura sensoriale energetica che comporta è sentita come qualcosa di fisico e contemporaneamente di sottile, è una sensazione di fluire con l’energia, di viverla, di essere in armonia con la vita, di sentirsi vivi, gioiosi, grati, di essere incondizionatamente aperti a ciò che accade, mentre le normali sensazioni di “testa”, tipiche della nostra vita moderna, sono basate sull’impressione di chiusura ed isolamento, di non appartenenza ad un senso ed un disegno superiori, sull’accanimento al voler capire e controllare ciò che accade intorno a noi e che normalmente non accettiamo, tirando in campo la vecchia diatriba tra la modalità dell’essere e quella dell’avere.

Quando “l’apertura energetica” inizia ad accadere, porta enormi cambiamenti e metamorfosi nella comprensione, nel comportamento, nella vivacità dell’energia vitale personale e nella percezione degli eventi materiali e dei fenomeni vitali ed energetici; l’uomo diventa consapevole della propria divinità interiore ed inizia una ricerca della sua vera natura e della verità che intuitivamente sente di possedere, intanto il suo livello “vibrazionale” cresce e si espande, tirandosi dietro anche tutti gli altri livelli, fino a quelli più strettamente fisiologici e biochimici, egli diviene più vivo e luminoso, più resistente alle influenze esterne ed alle malattie, e soltanto questo può essere definito come un vero processo di guarigione globale e olistica, mentre la salute, la longevità e la vitalità sono legate al fluire armonico dei ritmi umani con quelli vitali e cosmici.
L’energia vitale è nella sua essenza amore incondizionato che anela alla vita, un incrinarsi di tale flusso energetico porta alla malattia ed alla morte, il fluire armonico con essa porta all’evoluzione ed alla crescita.

Quest’energia è presente in tutto ed in tutte le cose, è quella forza che fa crescere i fiori anche nelle crepe dei muri delle nostre città, che permette la vita anche nelle situazioni più estreme ed impensabili, perché essa è amore e l’amore cresce, si muove ed espande la sua forza seguendo sue proprie leggi interiori che rappresentano la base stessa delle dinamiche vitali, nulla in natura e nello spirito è più potente dell’amore incondizionato.

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Gli orientali dicono, di quelle persone che hanno intrapreso un percorso interiore di ricerca spirituale e lavorano su se stessi, o che comunque manifestano un comportamento retto, vitale e pieno di energia, che hanno lo “shen negli occhi“. Lo shen è “l’essenza vitale pulsante“, cioè la manifestazione-forma dell’energia vitale, la concretizzazione, ciò che di questa energia è direttamente percepibile, e nell’uomo lo shen si manifesta nella prontezza di spirito, nella festosità, nell’amore e nel rispetto della vita, nell’armoniosità globale dell’individuo, nella bellezza interiore ed esteriore, nel potere dell’intuizione, nell’intelligenza, nella vivacità della comunicazione verbale, emotiva e corporea e soprattutto nella luminosità dello sguardo, in quella luce sottile di quegli stessi occhi che anche noi in occidente definiamo “specchio dell’anima“.

La manifestazione dello shen orientale nello spirito umano trova il suo “corrispettivo archetipale” nel concetto di “Grazia” della cultura cristiana, almeno nell’accezione paleocristiana dei primi due secoli della nostra era.
Mentre la coscienza è un principio puro, indefinibile e inclassificabile, l’energia, che come abbiamo detto è osservabile, si presta a delle classificazioni.

Se tutto è energia, e se questa segue delle leggi sue proprie risulta evidente che nel processo della creazione (che è infinito o onnipresente e non come lo vediamo noi, un evento di un lontano passato), questa si sublimi in forme sempre diverse a seconda del livello della realtà totale in cui crea ed agisce. Quindi se nella sua essenza l’energia è una e indivisibile, essa si manifesta ed è sperimentabile in forme sempre diverse a seconda del livello della realtà da cui si accede ad essa. Così l’energia biomagnetica dell’uomo risulterà diversa e di altra natura da quella elettrica, il magnetismo di attrazione-repulsione che tiene in gravitazione i pianeti risulterà anch’essa diverso dall’energia di un fulmine, ma bisognerà tener presente che la legge dell’energia che sottende a tutta la gamma di manifestazione di questa è la medesima.
Nel suo processo di creazione, nella sua discesa dalla pura coscienza alla forma materiale, l’energia si diversifica in una vasta gamma di manifestazioni. E’ energia materiale quando crea ed aggrega le particelle della materia a livello subatomico fino alle forme fisiche del mondo minerale, è energia vitale quando si manifesta nel mondo biologico creando la materia vivente, è energia mentale (a vari livelli) quando forma ed “accende” il livello psichico nelle forme viventi.
L’energia mentale (o psichica), è la forma più evoluta e sottile di energia. La sua caratteristica essenziale è quella di essere in diretta sincronia e dipendenza con il principio di coscienza, e si può quindi affermare che è la forza che manifesta nel modo più diretto le potenzialità di tale principio nell’uomo.
La natura dell’energia mentale compenetra quella della coscienza assoluta entrando in “risonanza vibrazionale” con le sue qualità intrinseche.
L’evoluzione del sistema nervoso, (vedi anche teoria dei chakra orientale) che si può definire come “l’organo fisico” dell’energia mentale, da essa stessa strutturato come sua manifestazione sul piano biofisico, ha permesso all’uomo di uscire dal limbo della meccanicità “vitale-animale”, per accedere e rispecchiare piani più alti dell’evoluzione cosmica e del principio di coscienza.

Funzionalmente l’energia mentale, nella sua componente più alta e  sincronica all’aspetto coscienza, è come uno specchio riflettente la coscienza stessa, è attraverso questo processo che in noi si instaura quel senso profondo del vero io e la coscienza del Sé, in poche parole, la nostra vera identità.
L’energia mentale ci permette di accedere a quelle profondità oscure e remote che si perdono dentro di noi ed elevando il “livello vibrazionale” del nostro sistema nervoso, si può oltrepassare la soglia che delimita la nostra finitezza per accedere a quei piani collettivi e cosmici ancora sconosciuti alla nostra scienza ufficiale, tranne qualche rara eccezione come la teoria dell’inconscio collettivo formulata da Carl Gustav Jung, o le teorie quantistiche del “Campo Unificato”.

Da tutto ciò, si può capire come le strutture profonde di un’entità umana siano fondate sul collettivo e su piani impersonali dell’esistenza, la metafora più valida è quella del pettine che viene sommerso dalla sabbia lasciando fuori soltanto le estremità dei dentini. Ad un primo sguardo sembrerebbe che quei dentini siano delle entità individuali, e questo rappresenta il punto di vista “riduzionista”, ma ad un indagine più profonda, che si spinge sotto la superficie delle cose, ci si accorge che fanno parte di un’insieme funzionale chiamato pettine, e questo è un approccio olistico alla conoscenza.
Così come fisicamente e strutturalmente ci portiamo dietro tutti i processi evolutivi che dalla notte cosmica arrivano fino all’uomo, nello stesso modo siamo integrati dalle varie fasi di strutturazione dell’energia verso la coscienza. Ad un livello profondo attingiamo tutti allo stesso “serbatoio potenziale interiore“, ma quest’interiorità non è un semplice ed inanimato oggetto depositato nel fondo dell’anima, ma un’entità vivente ed intelligente, irradiante e ricevente, che può farci giungere attraverso simboli ed archetipi, messaggi in codice dal livello della pura coscienza, come può anche essere influenzata dalla nostra individualità, attraverso il potere della nostra energia mentale elevata e sublimata.
Abbiamo detto che l’energia mentale è in un rapporto di sincronia e dipendenza con il principio di coscienza, e che le nostre radici individuali si perdono nel terreno collettivo, sommando questi due principi appare chiaro come la nostra coscienza individuale può influenzare e guidare l’energia mentale, sia dentro che fuori di noi.

La medicina orientale e la psicosomatica occidentale partono entrambi da questi enunciati, come anche, spingendoci nell’esoterico, tutte le forme di meditazione, di yoga, di guarigione attraverso l’energia biomagnetica, e le varie forme rituali, magiche e sciamaniche delle più disparate culture del globo. Non a caso negli antichi testi orientali, e nelle culture esoteriche occidentali si usa dire: “L’energia scorre dove il pensiero corre“.

Quindi la nostra volontà, il nostro intento profondo, guidano l’energia mentale, nel bene o nel male, verso la realizzazione dei nostri desideri, e tutto ciò che desideriamo e il modo in cui elaboriamo la nostra energia mentale influenzano in tempo reale, non solo gli altri, ma l’intera evoluzione cosmica, entrando in “risonanza” con il principio di coscienza, e da qui si può profondamente afferrare l’importanza di quello che oggi viene chiamato “pensiero positivo”.

Nel romanzo “L’alchimistaPaulo Coelho, famoso scrittore sudamericano scrive: “Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”.

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E’ fondamentale, nella preparazione di un terapeuta nella medicina olistica, la conoscenza approfondita delle leggi che governano le dinamiche energetiche a tutti i livelli e la consapevolezza che l’essere umano non finisce con i suoi limiti fisici ma è parte integrante della coscienza cosmica e nella sua natura più profonda è un essere divino unico ed irripetibile, perciò tutti gli approcci terapeutici e i processi di guarigione che vogliono essere veramente globali, devono tendere a riportare l’uomo verso questa sua propria dimensione interiore, portandolo a rimuovere i blocchi mentali che dal passato e nel presente frenano la sua evoluzione e guidandolo verso l’individuazione e l’integrazione di quel Sé profondo che è mistica luce della divinità interiore e della coscienza cosmica, verso la realizzazione della propria “leggenda personale”, per dirla ancora con le parole di Paulo Coelho.

Vorrei concludere questo scritto, introducendo il concetto di “individuo” e con una metafora figurata sulla luce.
La radice etimologica del termine “individuo” è quella latina di “indivisus” e cioè “indiviso”. Carl G. Jung, originale caposcuola
della “analisi del profondo” porta questo termine nel vocabolario della psicologia analitica per indicare l’unità psicosomatica di una persona psicologicamente equilibrata ed esistenzialmente realizzata, questo è quanto troviamo nella sua biografia “Ricordi, sogni, riflessioni di C.G. Jung ” : “Uso il termine “individuazione” per indicare quel processo che crea un “individuo” psicologico, vale a dire un’unità separata e indivisibile, un tutto. Individuazione significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare noi stessi, realizzare il proprio “Selbst” (Sé)”.

Quindi per individuo si intende, in senso “olistico”, la persona che ha realizzato in se le “nozze alchemiche” tra il proprio “Io” (o coscienza), che possiamo simbolicamente individuare nella testa, ed il profondo “Sé” (inconscio personale e collettivo), che comprende il corpo e la parte più antica del sistema nervoso.
Quando un uomo cerca e alimenta la sua anima con la luce esteriore, (rapporti di dipendenza, ricerca di gratificazione esterna, drammi del controllo, stereotipi, cliché, ecc.), proietta dietro di sé una lunga ombra, formata dai lati oscuri e dai blocchi energetici ed evolutivi derivanti dalla sua disarmonia; questa ombra personale, con una sorta di cordone ombelicale si unisce all’ombra collettiva e cosmica, buio contenitore della paura, delle sofferenze e degli errori umani, andandolo ad alimentare e assorbendo simultaneamente il dolore del mondo. Mentre l’individuo che osa cercare ed attingere dalla sua propria luce interiore, non proietta ombra, ma al contrario, espande luce nel buio circostante e nell’ombra collettiva.

Questo è il concetto di “rendersi luminoso“, questa figura di “uomoluce” è il fine ultimo di ogni ricerca ed ogni terapia che vogliano cogliere l’essere umano nella sua globale e indivisibile realtà.

Fonte: Riflessologia Plantare Emozionale

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