La teoria della reincarnazione: scienziati russi e Dalai Lama a confronto

La teoria della reincarnazione: scienziati russi e Dalai Lama a confronto

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Scienziati e neurologi russi hanno espresso il bisogno di elaborare una teoria del tutto nuova circa la natura della coscienza e la trasmigrazione di essa dopo la morte. Che la filosofia buddista possa venire in aiuto della Scienza?

Un team di scienziati russi si è confrontato con degli studiosi buddisti guidati dal Dalai Lama per dimostrare o confutare la teoria della reincarnazione ed il fenomeno del trasferimento di coscienza. Se ne è parlato a Mosca, all’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze, dove eminenti studiosi russi nei campi delle neuroscienze, della psicologia e della filosofia si sono riuniti per fare il punto della situazione dopo una conferenza tenutasi lo scorso agosto a Nuova Delhi, in presenza del Dalai Lama.

Il principio alla base della filosofia del Buddismo è che la coscienza possa generarsi solo dalla coscienza. Comporta deduzioni teoriche univoche e molto rischiose e forse porta ad un vicolo cieco. Come si forma la coscienza durante il processo che da una cellula fecondata arriva al risultato di un organismo completo che possiede la ragione se deriva solo dal precedente momento di coscienza? Qui il Buddismo arriva a concludere che la coscienza proviene da una vita passata“, ha illustrato Konstantin Anokhin, neuroscienziato dell’Accademia Russa delle Scienze.

In base all’esperto il metodo empirico scientifico richiede delle ipotesi che in questo caso sarebbero “rischiose” da verificare sperimentalmente, poiché potrebbero mettere in crisi il mondo scientifico e le sue certezze. La dimostrazione della continuità della coscienza nelle generazioni ed il trasferimento di vite e esperienze precedenti in un nuovo organismo potrebbe rovesciare molti principi della Scienza moderna, se anche solo un caso fosse verificato. “In generale potrebbe essere uno dei più importanti punti di contatto tra la filosofia buddista della coscienza, che resiste da migliaia di anni, e la scienza moderna“, ha dichiarato Anokhin.

Il Dalai Lama, nel corso di un’intervista con gli scienziati russi, ha fatto notare come già lo psichiatra statunitense Ian Stevenson avesse registrato numerosi casi in cui dei bambini condividessero i propri ricordi di vite precedenti. E di seguito, ha raccontato: “Io stesso ho conosciuto due bambine indiane, una di Kanpur, un’altra di Patiala. Entrambe avevano ricordi molto nitidi delle loro vite passate. I genitori di una delle due, guidati dai suoi ricordi, l’avevano condotta nel luogo in cui aveva vissuto la sua vita precedente e aveva riconosciuto la sua camera. C’è stato anche il caso di un bambino tibetano che ripeteva di aver vissuto la sua vita precedente in India e una volta portato a sud del Paese, in seno ad una comunità tibetana, ha condotto i genitori in uno dei monasteri, dove ha riconosciuto la sua vecchia stanza e ha mostrato loro una scatola, affermando che vi erano conservati i suoi occhiali. Ed in effetti così era. Un vero mistero”, ha concluso.

Gli scienziati concordano su quanto affermato dalla guida spirituale del mondo buddista, tuttavia ancora nessuno ha idea su come condurre esattamente questo esperimento. In effetti come può essere misurata la coscienza? “Il numero dei dati empirici che abbiamo cresce ogni minuto. Ci siamo infilati in alcuni vicoli ciechi, perché non sappiamo cosa farci con questa enorme mole di dati. Siamo in grado di catalogare questi dati e naturalmente ci sono metodi di analisi, ma oltre non possiamo spingerci” ha dichiarato Tatyana Chernigovaya, professoressa di Scienze Biologiche e neurolinguista dell’Accademia Russa delle Scienze, anche lei presente alla conferenza. A detta dell’esperta non serve osservare ogni singola cellula o “scavare” nel cervello, analizzando ogni singolo neurone poiché non sarà comunque possibile capire come funziona la coscienza. Occorre quindi una nuova teoria, una nuova prospettiva dalla quale guardare.

Buddisti, psicologi e filosofi che hanno preso parte alla conferenza hanno fatto presente che, per studiare la coscienza e la mente, oltre all’approccio buddista in tali ambiti, sia necessario per gli scienziati moderni studiare le pratiche di meditazione ed il cambio di coscienza. Forse, a loro detta, ciò che oggi la Scienza chiama “inconscio” sia semplicemente un’altra forma di coscienza e la filosofia buddista potrebbe dare nuova linfa agli studi neurologici.

 

Il Team di Breaknotizie

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