La scienza rivaluta le teorie di Ighina sul terremoto

La scienza rivaluta le teorie di Ighina sul terremoto

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Secondo quanto scoperto dal ricercatore Ighina, i terremoti sarebbero causati da energie che si scontrano

I terremoti piovono dal cielo. Non è una battuta di cattivo gusto e nemmeno un’iperbole, ma una teoria scientifica che, snobbata in passato, è stata ultimamente rivalutata dagli esperti del settore. A formularla, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, fu Pier Luigi Ighina, un ricercatore milanese nato all’inizio del secolo scorso, amico e collaboratore di colui che inventò la radio e spianò la strada alle telecomunicazioni, ovvero Guglielmo Marconi. Quella per cui i terremoti sarebbero causati dall’energia negativa terrestre che tende ad accumularsi eccessivamente in alcune zone del pianeta, a causa della sua strana conformazione, non è l’unica teoria controversa formulata dal noto ricercatore. Ighina fu in passato contestato anche per le sue convinzioni in merito alla cosiddetta macchina della pioggia, a quelli che lui definiva raggi della morte, per le astronavi che tentò di realizzare autonomamente e soprattutto per quella che è passata alla storia come la valvola antisismica, che a suo dire sarebbe stata in grado di frenare la furia dei terremoti.

Tutte le sue tesi, lì per lì, vennero seriamente ridicolizzate sia dalla gente stessa che dalle istituzioni accademiche. Eppure, in qualche modo, Pier Luigi Ighina si è preso la sua rivincita nel momento in cui la scienza ha dovuto ammettere che le sue affermazioni sull’atomo magnetico non erano completamente campate in aria. Il primo a spalleggiarlo fu Giuliano Preparata, un fisico italiano di fama mondiale che, ad un certo punto, dopo aver condotto degli studi sull’informatizzazione e sulla fusione fredda, diede credito al tanto chiacchierato ricercatore sostenendo che il mondo non fosse ancora in grado di comprendere a pieno la sua genialità e il suo talento scientifico.

Entrando nel merito della tesi per cui i terremoti piovono dal cielo, Ighina era fermamente convinto che fossero determinati eventi solari, fautori di energia positiva, a causare l’accumulo, in certe zone del mondo, di energia negativa terrestre. Secondo la sua teoria, nel momento in cui le forze opposte entrano in conflitto generano, automaticamente, una forte scarica, sintomatica del fatto che il pianeta si sta riequilibrando e riassestando da un punto di vista energetico. Come se, insomma, due enormi magneti si scontrassero tra di loro, provocando un urto di proporzioni gigantesche che corrisponderebbe, per l’appunto, al sisma. A supporto della sua tesi ci sarebbero i dettagli di un terremoto piuttosto recente, quello che ha colpito la zona dei monti Sibillini lo scorso 26 agosto. In concomitanza con la scossa, si stava verificando una pericolosissima tempesta solare che, come si seppe successivamente, aveva interferito con il campo magnetico terrestre.

A prescindere dalla veridicità delle teorie di Pier Luigi Ighina, resta il fatto che ogni sisma ci ricorda come l’Italia sia totalmente impreparata ad affrontare catastrofi naturali di questo tipo. Quello che ha sconvolto le regioni dell’Umbria e delle Marche, in particolar modo, ha acceso i riflettori sull’arretratezza delle costruzioni diffuse per il Bel Paese, talmente fragili che se anche esistesse un modo per prevenire i terremoti si assisterebbe, comunque e in ogni caso, ad un vero e proprio cataclisma. E questo perché, a differenza di come si fa in Nuova Zelanda e in Giappone, dove si utilizzano il legno e dei materiali elastici a prova di oscillazioni, si continua a costruire senza badare alle norme antisismiche, con i soliti materiali che nulla possono dinanzi alla furia della natura.

 

 

Il team di BreakNotizie

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