La Russia in Siria riafferma il suo ruolo di potenza mondiale

224

Negli ultimi giorni si parla molto sui media nostrani dell’azione russa in Siria, domandandosi quale sia il reale intento di Putin nel prendere così fortemente posizione.

Secondo l’analisi di diversi economisti e giornalisti italiani, lo scopo del governo moscovita sarebbe quello di realizzare due obiettivi differenti: da un lato la dimostrazione della mancanza di polso da parte del governo statunitense in una delle più spinose questioni internazionali contemporanee e dall’altro la volontà di riaffermarsi come potenza e leader a livello mondiale.

Il magazine online Sputnik ha intervistato in merito il Direttore Generale dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, il Prof. Daniele Scalea.
A quanto sostiene Scalea, Putin si è trovato costretto dalla situazione siriana ad agire in modo forte, per una semplice necessità difensiva.
Sono molti i Paesi che negli ultimi mesi hanno dato il loro sostegno politico ed economico alle truppe ribelli siriane, le quali si sono potute strutturare meglio ed hanno concentrato il loro sforzo sul governo siriano stesso.
Inoltre, i miliziani hanno conquistato diverse città e incombono sulla regione da cui proviene la maggior parte dei militari di Assad, e se dovessero intentare un attacco riuscito oppure un vero e proprio genocidio, altrettanto possibile, le truppe militari del Presidente siriano si vedrebbero indebolite dalla corsa dei soldati verso casa, in difesa delle proprie famiglie, mettendo l’intera Siria a rischio occupazione.
In poche parole, il governo russo sta agendo esattamente con le stesse modalità con cui si è mosso in Ucraina.

Difficile invece – continua il Direttore dell’ ISAG – pensare che l’intera Siria possa essere liberata da ISIS in soli quattro mesi, come sostenuto nella campagna bellica russa. Probabilmente lo scopo reale del Cremlino è quello di fare alcune conquiste ad hoc, ristabilendo la sicurezza nel fronte di guerra.

Impossibile poi un eventuale fronte comune da parte di Stati Uniti e Russia: sebbene potrebbero riuscire ad accordarsi su una politica comune, le due superpotenze mondiali si temono troppo tra loro, e sono troppo ancorate alle vecchie dinamiche che le vedono su fronti perennemente opposti. Se pure riuscissero, come si potrebbe rendere necessario, a coordinare le loro forze in Siria, sicuramente non sarebbero in grado di stringere un vero e proprio patto di alleanza contro il nemico comune.

Alla domanda su quale possa essere il ruolo dell’Italia nello scontro siriano, Scalea risponde che il nostro Paese ha già in passato partecipato a campagne analoghe in conflitti internazionali, limitandosi ad inviare velivoli per individuare gli obiettivi. Questa volta, però, il nostro governo vorrebbe essere autorizzato a bombardare direttamente gli obiettivi individuati. In questo modo potrebbe aumentare il proprio peso nelle trattative relative al medioriente.

Per quanto riguarda invece il ruolo della Russia, è impossibile che raggiunga quello di superpotenza che deteneva ai tempi dell’Unione Sovietica. Allo stesso tempo, l’operazione che sta conducendo in Siria la aiuterà a riprendere prestigio e potere, soprattutto se si pensa che la guerra, per l’impossibilità di vittoria dei contendenti, si dovrà chiudere necessariamente con un trattato o con la divisione del territorio.

Il team di BreakNotizie