La ricetta ungherese per la ripresa economica senza l’Euro

La ricetta ungherese per la ripresa economica senza l’Euro

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L’Ungheria del primo ministro Orban ha ricevuto aspre critiche negli ultimi mesi per le politiche, definite senza mezzi termini populiste, del suo premier.

La realtà parla però di dati molto diversi, e di un paese che più di tutti, grazie alle misure che hanno privilegiato di gran lunga le aziende nazionali, ha saputo dare un calcio alla crisi. E oggi come oggi l’Ungheria cresce più di qualsiasi altra nazione europea, senza l’euro che appare in questo caso più come un fardello che come un’opportunità.
La nazione magiara è stata nel migliore dei casi accusata di autoritarismo, ma in molti parlando di xenofobia e di politiche ben poco ortodosse. Tuttavia la crescita del 3,6% del Pil è difficilmente equivocabile, e indica come la ricetta di Orban, per quando di difficile digeribilità a Bruxelles, è quella che molti paesi vorrebbero seguire per dimenticare definitivamente la crisi economica. Anche il tasso di disoccupazione è sceso di quasi il 3,5%, e le agenzie di rating più prestigiose, come Standard & Poors, hanno innalzato l’Ungheria da BB a BB+, segno di una maggiore affidabilità dei titoli di stato magiari.

Come è possibile che tutto questo sia avvenuto all’interno di una serie di politiche economiche volute dal primo ministro, che molti papaveri di Bruxelles hanno dispregiativamente riassunto con il termine “Orbanomics“? Evidentemente dietro gli annunci di iniziative di facciata che hanno fatto gridare al populismo estremo (come la costruzione di un muro ai confini per impedire il massiccio afflusso di immigrati dalla Serbia verso Budapest), c’è invece una seria strategia che ha portato a privilegiare le imprese locali con abbassamento delle tasse ed agevolazioni, che hanno a loro volta causato la preziosa impennata del Prodotto Interno Lordo. Questo nonostante tra le uscite poco felici del primo ministro ungherese, tra le quali una tassa sull’utilizzo di internet (primo caso a livello mondiale), che aveva fatto infuriare i fautori dell’economia liberale.Boutade che avevano ricompattato in maniera decisa l’opposizione di sinistra ungherese, ma in realtà Orban era ben deciso a portare avanti un piano che partiva dal controllo della Banca Centrale Ungherese.

Riportando i tassi di interesse ai livelli minimi storici, dal 7% all’1,5%, Orban ha concretamente ridato slancio al credito delle imprese, nonostante le problematiche relative ad altre misure intraprese per contrastare in maniera immediata la crisi ed aumentare la liquidità delle casse dello stato, come l’aumento dell’IVA al 27%. Il calo del debito pubblico era stato visto però da subito da Orban come una mossa fondamentale per avere le mani libere in termini di politica economica interna. Non per niente, esattamente due anni fa l’Ungheria aveva restituito al Fondo Monetario Internazionale (nettamente in anticipo sulla scadenza) i quindici miliardi di dollari che aveva ricevuto in prestito.

Dunque una risposta concreta alla crisi che affligge l’Europa può passare attraverso la ricetta ungherese? Di sicuro la riduzione del debito, il rilancio dell’economia interna e la nazionalizzazione delle banche sono soluzioni che molti governi hanno passato al vaglio per provare a dare segnali concreti alle popolazioni in difficoltà. Orban le ha potute però mettere in pratica grazie all’assenza dei vincoli dell’Euro, che hanno portato conseguenze drammatiche come nell’ormai noto caso della Grecia.

Il team di BreakNotizie

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