La privazione del sonno come metodo alternativo per la cura della depressione

La privazione del sonno come metodo alternativo per la cura della depressione

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Una nuova ricerca dimostra che una privazione temporanea del sonno potrebbe costituire un metodo di cura della depressione per alcuni tipi di pazienti.

Da uno studio condotto dagli scienziati della Scuola di Medicina dell’Università della Pennsilvania è emerso che circa la metà dei pazienti che mostravano segni clinici di depressione patologica hanno tratto dei benefici sul tono dell’umore e sullo stato di malessere emotivo semplicemente tramite la privazione del sonno.
Conseguentemente si è giunti alla conclusione che la temporanea privazione del sonno può essere sfruttata come terapia alternativa a quella antidepressiva classica per determinati tipi di pazienti. In realtà questa soluzione è un vero e proprio effetto paradosso, perché è ormai noto da molti anni che in certe circostanze è proprio la mancanza di un riposo adeguato e di un sonno ristoratore a scatenare i sintomi della depressione. Probabilmente la spiegazione risiede nella plasticità neuronale del cervello che è in grado di ricondizionarsi in base a stimoli nuovi, formando nuove connessioni tra i neuroni. Ecco che quindi, da possibile causa di depressione, la privazione del sonno diventa addirittura terapia.

E’ chiaro che qualsiasi piano terapeutico contro la depressione attuato con la privazione del sonno deve essere attentamente seguito da medici specialisti e solo secondo uno specifico programma redatto secondo il caso clinico preso in considerazione, sia per tempistiche che per modalità. La spiegazione alla base di questo meccanismo che permette di ridurre i sintomi della depressione con la privazione di sonno, non sono ancora perfettamente chiari neanche per gli scienziati che l’hanno direttamente osservata e studiata. Certo è che i cambiamenti del ciclo circadiano, ovvero il fisiologico ciclo sonno-veglia che regola le fasi di sonno e di veglia, comporta una sorta di reset endogeno dell’orologio biologico. Ed è proprio questo reset temporaneo che agisce direttamente sul tono dell’umore e, conseguentemente, sullo stato depressivo. Per giunta la risoluzione della depressione con la privazione del sonno sembra non essere collegata né al tipo, né ad eventuali terapie in atto.

La correlazione antidepressione-privazione del sonno in realtà è conosciuta già dal 1990, quando vennero eseguiti più di 75 ricerche sull’argomento nel tentativo di trovare risposte certe e significative. Ma ancora oggi il team di ricercatori non riesce a dare spiegazioni scientifiche adeguate che permettano di affiancare la privazione del sonno ad una terapia anti-depressiva. I risultati, però, sono tutti proiettati nella stessa direzione, ovvero nel miglioramento dei sintomi clinici della depressione e questo fa sì che la privazione del sonno possa seriamente essere presa in considerazione come terapia coadiuvante o alternativa a quelle farmacologiche e psicoterapeutiche. Senza dubbio i punti cardine da tenere presenti sono sempre collegati alla temporaneità del processo e all’adeguatezza delle risposte individuali nei vari tipi di pazienti. Una privazione del sonno protratta per tempi eccessivamente lunghi, infatti, porterebbe non solo ad un indietreggiamento dei vantaggi clinici ottenuti, ma anche ad un peggioramento dello stato depressivo del paziente.

Il Team di Breaknotizie

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