La polemica sul quesito “fuorviante”: cosa cambia se vince il “Sì” al Referendum Costituzionale

La polemica sul quesito “fuorviante”: cosa cambia se vince il “Sì” al Referendum Costituzionale

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Ecco quali sono i punti più controversi su cui verte la nuova legge costituzionale e che non sono indicati nel quesito referendario.

La data-spartiacque del prossimo 4 dicembre si avvicina e lo scontro in merito al Referendum Costituzionale si sta facendo sempre più aspro: a monopolizzare il dibattito politico non sono solo le opposte valutazioni sui contenuti di quella che è stata ribattezzata “Riforma Renzi-Boschi” ma anche la maniera in cui viene posto lo stesso quesito referendario. Infatti, uno dei più accesi motivi di querelle tra i promotori del “Sì” (l’esecutivo assieme ai partiti che sostengono la maggioranza) e i diversi comitati a favore del “No” riguarda la mancata indicazione sulla scheda di alcuni punti-cardine del testo di legge approvato lo scorso 12 aprile in Parlamento.

TESTO FUORVIANTE? – A sollevare nuove perplessità sul referendum confermativo della suddetta legge costituzionale è stato soprattutto il ricorso d’urgenza al TAR del Lazio da parte di due forze di opposizione (Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana) dal momento che, a loro dire, la domanda posta nel quesito sarebbe “fuorviante”. In attesa del pronunciamento del Tribunale Amministrativo, previsto per il 17 ottobre, il motivo del contendere resta la presenza sulla scheda dei riferimenti a due soli aspetti della riforma a discapito di altri, ben più controversi ma non meno importanti.

NON SOLO IL SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO – Nel testo gli italiani troveranno infatti un accenno al superamento del bicameralismo perfetto (con la conseguente riduzione del numero dei parlamentari), alla soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e alla revisione del Titolo V della parte II dell’attuale Costituzione. Ma quali sono gli altri cambiamenti previsti in caso di vittoria del fronte del “Sì”? Oltre al consistente taglio del numero dei senatori e all’abolizione delle province, va annoverata la nuova modalità di elezione del Presidente della Repubblica, alla quale non parteciperanno più i delegati regionali. Non solo: il Capo dello Stato potrà sciogliere unicamente la Camera dei Deputati, con la conseguenza che il Presidente di Montecitorio diverrà, in pratica, la seconda carica istituzionale più importante.

I PUNTI DELLA DISCORDIA – Più controverse sono le disposizioni della Riforma Costituzionale a proposito del procedimento legislativo: la legge infatti dà la possibilità al Governo di avvalersi di una corsia preferenziale per approvare DDL ritenuti essenziali o addirittura urgenti, chiedendone la votazione entro 70 giorni. A detta dei promotori, ciò comporterà uno snellimento delle procedure, mentre i sostenitori del “No” affermano che si tratta di un passaggio troppo ambiguo e che andava esplicitato nel quesito. Inoltre, un altro passaggio-chiave è quello relativo alla cosiddetta “clausola di supremazia”, introdotta affinché una legge dello Stato intervenga in determinati ambiti al fine di preservare l’unità giuridica del Paese, scavalcando così le competenze regionali. Infine, sostanziali modifiche sono previste anche per quanto concerne la Corte Costituzionale e gli stessi referendum: i cinque giudici della Consulta di nomina parlamentare saranno eletti separatamente da Camera (tre) e Senato (due) e non più in seduta plenaria dal Parlamento; i referendum invece saranno proponibili solo con 800mila firme (a differenza delle attuali 500mila), mentre le leggi di iniziativa popolare ne richiederanno ben 150mila, dunque il triplo rispetto alle consuete 50mila.

 

 

Il team di BreakNotizie

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