La pesante eredità dell’uragano Matthew ad Haiti

La pesante eredità dell’uragano Matthew ad Haiti

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All’indomani del passaggio dell’uragano più violento degli ultimi dieci anni sulle coste dell’Atlantico si contano i morti ed i danni: Haiti il Paese più colpito.

A distanza di una settimana dal passaggio dell’uragano Matthew sulla Repubblica di Haiti, lato occidentale dell’isola di Hispaniola, nel Mar dei Caraibi, la situazione si presenta ancora critica. Secondo le stime ufficiali, le morti ufficiali per mano di questa catastrofe naturale sarebbero 900, anche se l’agenzia di stampa britannica Reuters afferma che, essendo molte le zone dell’isola difficilmente raggiungibili ed ancora isolate, i morti dovrebbero essere oltre un migliaio.

L’uragano Matthew ha colpito l’intero Paese, ma è la parte occidentale ad aver subito più danni. La maggioranza della popolazione haitiana è rimasta senza acqua corrente e senza rifornimenti di cibo. Alcune città, come Jérémie, abitata da 30 mila persone, è stata totalmente spazzata via, e come se non bastasse il 90% dei raccolti agricoli sono andati perduti. Un dato sconcertante, se si pensa che l’economia di Haiti è già in ginocchio da diversi anni ed è a tutti gli effetti il Paese più povero dell’America latina. Secondo i rilievi satellitari, a Les Cayes, città di 86 mila abitanti, più del 90% delle case è andata distrutta o è rimasta danneggiata in maniera grave. A Port-Salut, invece, cittadina di pescatori situata a sud, metà delle abitazioni è stata devastata e gli abitanti hanno ricevuto pochissimi aiuti.

All’indomani del passaggio di Matthew, a causa delle fonti d’acqua potabile contaminate e delle infrastrutture sanitarie compromesse, si teme un’epidemia di colera, come era successo nel 2010 dopo il terremoto che aveva coinvolto più di 220 mila vittime. Il presidente ad interim di Haiti, Jocelerme Privert, ha paventato persino una carestia fra quattro mesi, quando gli aiuti internazionali cesseranno. Matthew è stato l’uragano più forte degli ultimi 10 anni a colpire la regione. In base alle stime effettuate dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, le persone coinvolte sono state oltre 2 milioni, di cui 1,4 milioni bisognose di assistenza urgente. L’Onu in questi giorni sta cercando di raccogliere circa 107 milioni di euro tramite aiuti internazionali al fine di coprire le emergenze e le necessità degli abitanti per almeno i prossimi tre mesi, ma per quanto riguarda il futuro è ancora tutto molto incerto.

Prima di arrivare ad Haiti, l’uragano è passato sopra Cuba e sulle isole Bahamas, dove fortunatamente non ha causato morti, e poi su Santo Domingo, lasciando dietro di sé 4 vittime. Matthew si è scagliato su Haiti ad un’intensità di Categoria 5 della scala Saffir- Simpson, il livello massimo, che comporta venti superiori ai 250 km orari, capaci di distruggere costruzioni in muratura e sradicare alberi e che richiede in genere l’evacuazione totale dei residenti nelle zone costiere sino a 16 km dall’entroterra.
Successivamente si è diretto nelle coste degli Stati Uniti, toccando North Carolina, South Carolina, Florida e Georgia e provocando la morte di 21 persone. Il 9 ottobre scorso però l’uragano si è allontanato dalla costa, perdendo via via d’intensità, sino ad essere declassato a ciclone post-tropicale di categoria 1, con venti fra i 118 e 153 km orari.

 

 

Il team di BreakNotizie

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