La moneta unica e l’evasione fiscale

La moneta unica e l’evasione fiscale

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Il problema dell’evasione fiscale in Italia non è assolutamente una novità. Da tempi immemorabili, all’incirca dopo ogni inizio di anno, i telegiornali nazionali tornano puntualmente a parlare di questo problema.

Negli ultimi giorni, in particolare, la notizia bomba che ha fatto il giro di tutte le televisioni è che l’evasione fiscale nel nostro Paese ha già raggiunto i 120 miliardi di euro. Insomma non proprio pochi spiccioli. E sono tutti soldi che farebbero alquanto comodo alle già martoriate casse dello stato.

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Quello che manca però alle informazioni che ci vengono fornite dai notiziari sono delle spiegazioni e delle differenziazioni che servirebbero ai cittadini per comprendere appieno il problema. Innanzitutto va precisato che non sono le poche centinaia o migliaia di euro dei contribuenti che riescono a stento a sbarcare il lunario che creano questa voragine. Piuttosto a tenere in piedi la gravosa questione è l’evasione fiscale vera e propria, quella messa in atto dalle banche, dalle grandi multinazionali e dai grandi gruppi finanziari. È a questi che lo stato italiano dovrebbe presentare il conto e mostrarsi inflessibile e intollerante.

È sicuramente un dato di fatto che le tasse sono necessarie sia negli Stati con sovranità monetaria sia in quelli senza. Nel primo caso le imposte servono ad evitare di sforare il debito pubblico. Nel secondo caso servono per poter provvedere alla spesa pubblica, che comprende, ad esempio, le forniture mediche agli ospedali, gli stipendi di tutti gli impiegati pubblici e così via. Dal momento in cui l’Italia è entrata a far parte dell’Unione Europea e ha adottato la moneta unica, ha di conseguenza perso la sua sovranità monetaria per cui non possiamo più disporre del conio di nuove monete. Il risultato è che per poter avere una maggiore entrata monetaria il belpaese si trova di fronte a due alternative: chiedere un prestito a chi dispone di capitali privati (per cui si va incontro a forti tassi di interesse) oppure deve prenderli sotto forma di tasse imposte a cittadini e imprese (da qui un aumento delle imposte e maggiori controlli fiscali).

Un prestito da privati significa chiedere a una banca di fornire il denaro necessario allo Stato. Questo comporta una valutazione delle capacità da parte di quello Stato. E qui arriviamo all’assurdo europeo. In quanto membri dell’Europa Unita disponiamo di una banca, la Banca Centrale Europea, per cui sarebbe lecito pensare che in caso di necessità ogni stato membro possa rivolgersi ad essa per un prestito. E invece no, non funziona così. Lo statuto della BCE esclude in maniera assoluta questa funzione per cui i 19 stati che hanno adottato l’Euro sono costretti ad utilizzare la seconda alternativa, ossia pesare direttamente sui propri cittadini. Di conseguenza, in questi Paesi il debito pubblico diventa uno spauracchio che viene sventagliato ogni qualvolta si vogliono spaventare i cittadini per costringerli a pagare interamente le tasse.

Ancora una volta è la falsa informazione che fa credere ai poveri cittadini, che con tante difficoltà riescono ad arrivare a fine mese, che bisogna assolutamente pagare tutte le tasse altrimenti si rischia di mandare il Paese in rovina. Con questo non vogliamo incitare nessuno ad evadere il fisco ma se non altro aprire gli occhi davanti alle ingiustizie.

 

 

Il team di BreakNotizie

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