La manipolazione dell’indignazione popolare dei mass media: alcuni casi recenti

La manipolazione dell’indignazione popolare dei mass media: alcuni casi recenti

- in Italia, Polemica
336
0

Le nostre opinioni e la nostra indignazione spesso vengono manipolate da una sottile quanto subdola strategia di comunicazione messa in atto a fini politici e/o commerciali. E, nella maggior parte dei casi, neanche ce ne rendiamo conto.

Lo scorso 10 novembre le cronache nazionali hanno riportato il caso di una ragazza diabetica di Milano a cui è stato negato l’accesso in una discoteca per via di alcune bustine di zucchero e un succo di frutta all’interno della borsetta: se la notizia non ha destato in voi alcuna meraviglia probabilmente siete assuefatti da una sorta di meccanismo comunicativo da cui l’informazione della nostra epoca trae voracemente linfa vitale.

Se da un lato risulta comprensibile l’indignazione della ragazza per l’incredibile atto discriminatorio, dovuto principalmente all’ignoranza dei soggetti coinvolti nella vicenda, fa riflettere il fatto che si sia posto in particolare evidenza questo caso, presumibilmente non isolato, proprio in coincidenza con la Giornata Mondiale del Diabete e le numerose iniziative ad essa correlate, promosse in quegli stessi giorni, dal 6 al 18 novembre, da associazioni e società.

La risonanza mediatica ha dato origine ad un’ondata di indignazione sul Web verso i gestori della discoteca ed ha concentrato l’attenzione popolare sul problema del diabete in modo speciale quanto anomalo. Molti che riponevano interessi nel settore hanno cavalcato l’onda emotiva generata intorno alla notizia per mettere a segno i propri obiettivi (nel bene o nel male). Si tratta, più in generale, di un insidioso fenomeno strutturale del sistema mediatico, che a seconda del periodo è più sensibile o meno a un tema in particolare, attraverso un meccanismo che si retro-alimenta.

Osservare questo fenomeno e saperlo riconoscere è importante poiché causa delle ripetute e profonde distorsioni della percezione della realtà. Per fare degli esempi, non sono rari gli annunci di clamorose scoperte in campo medico in simultanea con correlate campagne mediatiche. Qualche mese fa eravamo convinti del fatto che in Italia, all’improvviso, si fosse abbattuta un’incredibile epidemia di meningite. Motivo? I media, tutti, non facevano altro che parlarne. Ancora, lo scorso maggio la polarizzazione si è spostata sulla celiachia, in concomitanza con il mese delle intolleranze al glutine. C’è stato anche il periodo in cui la maggior parte dei notiziari sembravano concentrarsi sui casi di malnutrizione ad opera di genitori vegani, quello in cui invece il centro dell’interesse erano le violenze per mano di stranieri ed un altro di morti collettive per terapie non convenzionali adottate contro il cancro.

Altri esempi? Pensiamo al periodo in cui molte donne hanno paura di uscire la sera poiché il tema degli abusi sessuali è il centro di gravità mediatica oppure all’inizio dell’anno, quando la mortalità delle popolazione sarebbe aumentata improvvisamente con il calo vaccinale, proprio mentre si stavano preparando le leggi sanitarie e le riforme del sistema sanitario nazionale. Per non parlare di quando si intensifica, senza apparente motivo, la demonizzazione di alcune categorie, come ad esempio quella dei lavoratori pubblici, stranamente in contemporanea con un periodo di legiferazione in quella categoria o ancora le ondate mediatiche che seguono campagne militari o altre importanti questioni in cui è di importanza cruciale il sostegno dell’opinione pubblica.

Queste strategie di comunicazione non sono innocue perché mettono in moto l’indignazione e la paura delle masse, plasmandone comportamenti e opinioni. È una meccanica che è insita nel sistema di informazione ma non vi è dubbio alcuno riguardo al fatto che l’emotivo delle persone venga sfruttato spesso per fini politici ed elettorali e/o commerciali. Viviamo in un’epoca in cui a dominare è la legge di mercato tuttavia spesso veniamo travolti nell’ipnosi e manovrati senza nemmeno accorgercene.

Il Team di Breaknotizie

Commenti

commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

Unicef : Il 53% dei bambini che subiscono abusi sul Web ha meno di 10 anni

Il rapporto annuale dell’Unicef ha dipinto un quadro