La ‘fuga’ degli infermieri italiani: 2500 trasferimenti nel Regno Unito nel corso degli ultimi tre anni

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Non si può parlare di un vero e proprio esodo, ma poco ci manca. Secondo alcune indagini condotte da associazioni di categoria, negli ultimi tre anni è aumentato il numero degli infermieri che ha scelto di lasciare l’Italia e di trasferirsi nel Regno Unito. Le motivazioni? Retribuzioni orarie inferiori a quelle d’Oltremanica, scarsa considerazione della qualifica professionale e, infine, bandi di concorso che vedono concorrere migliaia di candidati per una manciata di posti. Stando a quanto afferma Francesca Gallone, moderatrice della pagina Facebook ‘Concorsi infermieri? No problem’, lo scenario lavorativo italiano è una giungla per i laureati in Scienze Infermieristiche che, spesso e volentieri, decidono di rivolgere lo sguardo all’estero.

Insomma, quella che tre anni fa pareva una scelta controcorrente, oggi è una soluzione che molti infermieri dimostrano di gradire. Nel periodo preso in esame dallo studio citato, i professionisti che hanno deciso di lavorare all’estero è in crescita e il Regno Unito è una delle mete privilegiate: il numero di infermieri che hanno scelto di trasferirsi lì è aumentato del 70%. Cosa ha spinto circa 2500 laureati a voltare le spalle all’Italia? Certamente le migliori condizioni lavorative, la possibilità concreta di fare carriera, retribuzioni al di sopra delle medie comunitarie e, soprattutto, il sistema di bandi e concorsi che, nel nostro Paese, presenta gravi carenze. ‘Se vieni pagato 6 euro all’ora, vuol dire che la nostra categoria è bistratta’ spiega Francesca Gallone, un’infermiera che da qualche mese gestisce su Facebook la pagina ‘Concorsi infermieri? No problem’.

Il Regno Unito è la destinazione prediletta ma, nel triennio preso in considerazione, gli infermieri italiani hanno puntato altri Paesi dell’Unione, come Olanda, Germania e Belgio. Ad esasperare i laureati in Scienze Infermieristiche è il meccanismo con cui vengono gestiti i concorsi, nonché l’esiguo numero di posti messi a disposizione. ‘Avviene tutto tramite delle cooperative e spesso nemmeno viene garantito un contratto a tempo determinato: infine, chi riesce a entrare in graduatoria è cosciente del fatto che dopo un paio di anni la classifica decadrà e dovrà ripartire da zero’ aggiunge l’infermiera. Non è raro infatti trovare bandi che promettono due posti a fronte di più di 15mila candidature: senza contare, inoltre, le difficoltà nella gestione e i criteri di selezione non propriamente cristallini. ‘In alcuni casi i concorsi sono stati revocati per via delle troppe domande presentate’ conclude la Gallone.

A farle eco è Claudio Torbinio, infermiere e direttore della testata ‘The Daily Nurse’, che ricorda che in Italia ‘esistono solo i medici mentre gli altri, che siano infermieri, portantini o uscieri, sono considerati tutti allo stesso modo‘. Tuttavia, i neo-laureati oggi non accettano più questa condizione e cercano lavoro all’estero: quella che alcuni anni fa era una scelta, ora è una strada praticamente obbligata. Infine, Torbinio pone l’accento sull’aspetto meritocratico: ‘Fuori dai nostri confini, gli infermieri vedono riconosciuto il loro status professionale e possono anche ricoprire ruoli di management all’interno della struttura ospedaliera. Sarebbe possibile in Italia, fuori dalla logica delle ‘spinte’ politiche e delle raccomandazioni?’.

Il Team di BreakNotizie