La crisi della borsa cinese

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La principale borsa valori cinese di Shanghai è in caduta libera dal 12 giugno del 2015.

Il fatto ha colto non poco di sorpresa gli operatori del settore dal momento che, nei precedenti dodici mesi, i suoi titoli avevano avuto un andamento decisamente positivo. Basti pensare che la borsa di Shanghai aveva avuto una crescita quasi esponenziale del 150% dal giugno del 2014. Ciò significa che il valore di ogni singola azione in un solo anno era più che raddoppiato. Tuttavia adesso è in discesa continua del 30%. Per avere un’idea in cifre tangibili, la Grecia attualmente ha accumulato un debito di 330 miliardi di dollari: un decimo della perdita che ha avuto la Cina in questi mesi di precipitosa discesa finanziaria. Addirittura ci sono mercati finanziari interi, come ad esempio quello indiano o quello spagnolo, che complessivamente valgono meno della perdita cinese verificatasi in un solo mese.


In questa crisi finanziaria Shanghai s’è trascinata dietro anche altre borse importanti cinesi come quella di Shenzen e quella di Hong Kong. Sembra che il mercato cinese si trovi all’interno di una vera e propria bolla finanziaria.
Nell’ultimo anno i prezzi delle azioni cinesi sono aumentati a dismisura senza che ci fossero ragioni particolari collegate alle aziende o ai risultati ottenuti dalle stesse. Il mercato finanziario cinese non rispecchiava affatto l’andamento del PIL, ovvero dell’economia reale. La crescita della borsa di Shanghai veniva trainata quasi esclusivamente da ChiNext ovvero dall’indice che raggruppa le più grandi società tecnologiche del Paese. Il ChiNext è un po’ come il Nasdaq americano. La crisi cinese è paragonabile alla bolla finanziaria che si verificò con i titoli cosiddetti dotcom nel 1999. L’eccessivo entusiasmo per le aziende digitali potrebbe essere alla base del crollo successivo iniziato da pochi mesi.


La spiegazione più plausibile è che nelle ultime settimane gli investitori hanno pensato che i prezzi fossero eccessivamente alti e abbiano iniziato a vedere. Ovviamente, se in un mercato di tipo finanziario sono in molti a vendere, i prezzi precipitano e si genera una sorta di panico difficile poi da gestire.
Il governo ha fatto il possibile per evitare la vendita delle azioni. Ha vietato la quotazione in borsa di nuove aziende e ha autorizzato di fatto nuovi sistemi di indebitamento per far rientrare capitale liquido investibile. Nell’ultima settimana poi la compravendita di azioni è stata bloccata e attualmente non è possibile nè vendere nè comprare quasi il 70% delle azioni presenti nella borsa di Shanghai.


La borsa cinese di Shanghai ha un funzionamento leggermente diverso da tutte le altre. Infatti le contrattazioni non iniziano prima delle 9.30 e alle 11.30 viene effettuato uno stop che prosegue fino alle 13. La sessione pomeridiana dura solo due ore e alle 15 la borsa conclude la sua giornata. La borsa di New York invece apre i battenti alle 9.30 e chiude alle 16 senza alcuna pausa. Per Milano vale più o meno la medesima regola: apre alle 9 e chiude alle 17.25 e le contrattazioni avvengono senza sosta.


Inoltre la borsa di Shanghai non è stata mai troppo libera anche se negli ultimi anni, per attrarre investitori stranieri, sono stati fatti diversi passi avanti per consentire un acquisto facilitato di Yuan, ovvero la moneta nazionale. Tuttavia chi partecipa alle varie contrattazioni viene sottoposto a molti controlli e ci sono diversi limiti alle proprietà straniere in terra cinese.
In virtù dei pochi investitori stranieri, la crisi della borsa di Shanghai non ha avuto grosse ripercussioni sulle borse europee o americane.

Il team di BreakNotizie