La cooperazione per combattere lo sfruttamento dell”oro rosso’

La cooperazione per combattere lo sfruttamento dell”oro rosso’

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Nel Sud Italia italiani ed immigrati si uniscono in cooperative mutualistiche per combattere lo sfruttamento agricolo dell’agro-business e delle mafie

Quando ci si reca al supermercato per acquistare dei comuni generi alimentari, i più accorti fanno sempre attenzione a verificarne la provenienza. Spesso però non si può sapere la realtà che si nasconde dietro semplici pomodori Made in Italy.

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Migliaia di lavoratori sottopagati per lavorare otto ore e più, con una temperatura di 30 gradi all’ombra, mettono in discussione il concetto di qualità anche per i prodotti agricoli italiani.
Secondo alcune stime, sono oltre 400 mila i braccianti agricoli sfruttati, nonostante la legge sul caporalato sia in vigore ormai da tanti anni. Di questi lavoratori, l’80% sono immigrati in cerca di un futuro migliore.

Sono ormai note a tutti le notizie dei giornali locali che raccontano della grave situazione vissuta nei campi, soprattutto nel meridione.
Nonostante ciò, esistono importanti segnali di cambiamento che cercano di arginare i fenomeni di sfruttamento e di speculazione legati alla produzione dell”oro rosso‘.
C’è chi crede nella possibilità di realizzare una filiera produttiva del pomodoro sana e rispettosa del lavoro delle persone.
É questa la strada scelta da numerosi lavoratori italiani e stranieri che hanno deciso di associarsi per combattere lo sfruttamento che hanno subito fino ad oggi.
Si identificano nel logo comune ‘Sfrutta Zero‘, che accomuna alcune cooperative mutualistiche tra la Puglia e la Basilicata.
L’idea è frutto di un confronto tra braccianti di diversa nazionalità che si sono conosciuti nei luoghi di lavoro.
L’obiettivo è rifiutare di dover sottostare ai ricatti ed ai soprusi dei ‘Caporali’ e creare con il proprio lavoro le basi per un reddito fisso ed una vita dignitosa.

Sembra passata un’epoca quando nei primi ‘900 migliaia di braccianti del meridione si ribellavano ai proprietari terrieri, contro la miseria e lo sfruttamento. Dopo un secolo quelle battaglie sembrano non essersi ancora concluse.
Oggi, grazie agli strumenti della comunicazione evoluti ed alla maggiore sensibilità dell’opinione pubblica, questa rete di lavoratori sta cercando di opporsi con grande coraggio all’agro-business ed alle mafie.

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Ed ecco come sono organizzati. Seguendo come primo obiettivo la retribuzione adeguata dei lavoratori e delle lavoratrici, coltivano o acquistano una determinata quantità di quintali di pomodoro.
Successivamente, lo trasformano producendo la salsa di pomodoro e la imbottigliano seguendo rigidamente le norme igienico-sanitare con l’ausilio di contadini di esperienza. Quando possibile, cercano di utilizzare bottiglie riciclate.
La distribuzione non avviene tramite i canali della grande distribuzione ma solo tramite mercatini locali, attività ristoratrici, mense e spazi sociali, associazioni e gruppi di acquisto solidali. Citiamo ad esempio la rete Genuino Clandestino e la rete Fuori Mercato.
Il pomodoro non più simbolo di sfruttamento ma come icona di emancipazione del lavoro e speranza per un modello economico diverso e sostenibile.
Infine, come avviene in altre realtà, Sfrutta Zero partecipa attivamente alle attività di monitoraggio e controllo sulla qualità del lavoro.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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